Barriere coralline, il terzo evento globale di sbiancamento dei coralli è stato il peggiore mai registrato

I risultati indicano che l’80% delle barriere coralline monitorate ha mostrato segni di sbiancamento moderato o grave.

Barriere coralline, il terzo evento globale di sbiancamento dei coralli è stato il peggiore mai registrato

LLe barriere coralline del nostro pianeta sono in condizioni più critiche di quanto si pensasse. Uno studio pubblicato su Nature Communications e coordinato da ricercatori dello Smithsonian evidenzia come l’ondata di calore oceanica tra il 2014 e il 2017 abbia causato danni estesi a questi ecosistemi, colpendo oltre la metà dei reef mondiali. La situazione non riguarda solo la biodiversità marina, ma anche l’economia globale, dato che attorno alle barriere coralline ruotano attività come pesca, turismo e ricerca farmaceutica per un valore stimato di circa 9,8 trilioni di dollari l’anno.

Lo sbiancamento dei coralli e il ruolo delle temperature marine

Il fenomeno osservato è quello del cosiddetto bleaching, cioè lo sbiancamento dei coralli. I coralli non sono semplici strutture rocciose: si tratta di colonie di piccoli animali marini, i polipi, che vivono in simbiosi con microalghe responsabili del colore delle barriere e fondamentali per il loro nutrimento.

barriere coralline Pixabay

Quando la temperatura dell’acqua aumenta oltre una certa soglia, questa relazione si rompe: i polipi espellono le alghe e i coralli diventano bianchi. Privati della principale fonte di energia, crescono più lentamente, si riproducono con difficoltà e, nei casi più gravi, possono morire. Il riscaldamento globale sta quindi alterando uno degli equilibri biologici più delicati degli ecosistemi marini.

Barriere coralline, la mappa globale più dettagliata mai realizzata

Per valutare l’impatto dell’ondata di calore tra il 2014 e il 2017, i ricercatori hanno analizzato oltre 15mila rilevamenti subacquei e aerei, integrandoli con dati satellitari sulle temperature oceaniche. Lo studio ha coinvolto circa 200 scienziati di 41 Paesi e ha permesso di costruire la mappa più completa mai realizzata sullo stato delle barriere coralline.

I risultati indicano che l’80% dei reef monitorati ha mostrato segni di sbiancamento moderato o grave, mentre il 35% ha subito perdite permanenti di porzioni della barriera. Estendendo le analisi anche alle aree non studiate direttamente, gli autori stimano che oltre il 50% delle barriere coralline mondiali sia stato interessato da uno sbiancamento significativo e circa il 15% abbia registrato elevati tassi di mortalità.

Secondo gli scienziati, quello verificatosi tra il 2014 e il 2017 rappresenta il più grave evento globale di sbiancamento mai registrato. La sua durata – tre anni consecutivi di stress termico – ha impedito ai coralli di recuperare, con conseguenze importanti sulla biodiversità marina e sugli ecosistemi costieri. La perdita delle barriere coralline non comporta solo danni ecologici: questi habitat proteggono le coste dall’erosione, sostengono la pesca e rappresentano un’importante risorsa economica per milioni di persone.

Una minaccia ancora attuale per le barriere coralline del pianeta

Gli esperti avvertono che il problema non appartiene al passato. Dal 2023 è infatti in corso un nuovo evento globale di sbiancamento che potrebbe rivelarsi ancora più grave. L’aumento costante delle temperature oceaniche, legato alle emissioni di gas serra, continua a esercitare pressioni crescenti su questi ecosistemi. Comprendere la portata dei cambiamenti in atto è fondamentale per definire strategie di tutela efficaci. Senza una riduzione significativa del riscaldamento globale, il rischio è che le barriere coralline – tra gli ecosistemi più ricchi e vulnerabili del pianeta – possano subire perdite irreversibili nei prossimi decenni.

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