Agricoltura ed eventi estremi: oltre 20 miliardi di danni in quattro anni in Italia
È molto salato il conto per l’agricoltura italiana derivante dagli effetti dei cambiamenti climatici, tra bombe d’acqua e periodi di siccità.
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IIl cambiamento climatico presenta un conto sempre più pesante per l’agricoltura italiana. Negli ultimi quattro anni, tra alluvioni, siccità, nubifragi e ondate di calore, i danni stimati superano i 20 miliardi di euro. A fare il bilancio, e lanciare l’allarme, è la Coldiretti, pronta a sottolineare la crescente vulnerabilità del settore primario a fenomeni meteorologici estremi, ormai sempre più frequenti e intensi.
Le alluvioni che hanno colpito il Nord, tra cui quella particolarmente grave in Emilia-Romagna nel 2023, e le prolungate fasi di siccità nel Sud rappresentano due facce della stessa emergenza climatica. Anche gli eventi recenti in Calabria, tra frane e allagamenti, confermano una tendenza destinata a incidere ancora sul comparto agricolo.
Eventi estremi in aumento in Italia: i rischi per la food valley
Secondo le rilevazioni più recenti, nel solo 2025 si sono registrati quasi 2.800 eventi meteorologici estremi tra tempeste, bombe d’acqua e ondate di calore, pari a oltre un quarto di quelli censiti complessivamente in Europa, un’ulteriore conferma della forte esposizione dell’Italia agli effetti della crisi climatica.

Particolarmente vulnerabile è l’Emilia-Romagna, cuore della cosiddetta food valley italiana, un distretto agroalimentare che vale oltre 37 miliardi di euro e rappresenta un pilastro economico nazionale. Lì l’aumento degli eventi estremi continua a mettere a rischio produzioni, infrastrutture agricole e stabilità delle filiere alimentari.
Cosa fare? Gestione dell’acqua e sicurezza del territorio
Tra le proposte avanzate dal settore agricolo emerge la necessità di un piano nazionale di invasi e sistemi di pompaggio. L’obiettivo è duplice: aumentare la capacità di raccolta dell’acqua piovana e ridurre il rischio idrogeologico, contribuendo allo stesso tempo alla produzione di energia rinnovabile.
La gestione delle risorse idriche è infatti centrale per l’agricoltura italiana: circa il 41% del valore aggiunto agricolo deriva da coltivazioni irrigue. Senza infrastrutture adeguate, la crescente variabilità climatica rischia di compromettere produzioni strategiche e redditività delle aziende.

Accanto agli interventi emergenziali, il settore agricolo punta su soluzioni strutturali. I fondi della Politica agricola comune, pari a circa 10 miliardi di euro destinati agli agricoltori italiani, rappresentano una leva importante per rafforzare competitività e resilienza.
Le risorse possono sostenere l’adozione di tecnologie avanzate, dall’agricoltura di precisione ai sistemi digitali di monitoraggio climatico e idrico, fino a strumenti per il risparmio energetico e idrico e a tecniche innovative di gestione del suolo, tutti interventi sempre più necessari per adattarsi a un contesto climatico in rapida evoluzione.