Portogallo leader europeo delle rinnovabili: oltre l’80% dell’elettricità arriva da fonti pulite
L’esperienza del Portogallo ci mostra come la transizione energetica possa avanzare rapidamente, portando benefici economici e ambientali.
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IIl Portogallo si conferma tra i protagonisti della transizione energetica europea. Secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione portoghese per le energie rinnovabili (APREN), nel gennaio 2026 ben l’80,7% dell’elettricità prodotta nel Paese è arrivato da fonti rinnovabili. Un risultato che proietta Lisbona ai vertici della classifica europea, seconda solo alla Norvegia e davanti alla Danimarca. Si tratta della migliore performance degli ultimi nove mesi e di un segnale importante per la strategia energetica del Paese, che negli ultimi anni ha accelerato gli investimenti nelle fonti pulite.
Idroelettrico ed eolico trainano la crescita in Portogallo
Il mix energetico portoghese è stato dominato soprattutto da due fonti: l’idroelettrico, con il 36,8% della produzione totale, e l’eolico, con il 35,2%. Più contenuto, ma comunque in crescita, il contributo del solare fotovoltaico, pari al 4,4%. Nel corso del mese si sono registrate anche 210 ore non consecutive in cui la produzione rinnovabile ha coperto interamente il fabbisogno elettrico nazionale. Si tratta di un dato molto importante, che dimostra come le energie pulite possano sostenere in modo concreto la domanda energetica anche su scala nazionale.

Dal punto di vista economico, l’uso delle rinnovabili ha consentito un risparmio stimato di circa 703 milioni di euro rispetto alla produzione basata su centrali alimentate a gas naturale, riducendo sia i costi energetici sia le emissioni climalteranti.
Il precedente blackout nella penisola iberica
Il risultato arriva a meno di un anno da un evento che aveva sollevato dubbi sulla resilienza del sistema energetico regionale. Nell’aprile 2025 un blackout senza precedenti aveva colpito gran parte della penisola iberica, lasciando circa 60 milioni di persone senza elettricità tra Portogallo e Spagna.
Il collasso della rete aveva provocato disagi diffusi: trasporti pubblici bloccati, semafori fuori uso, interruzioni nelle comunicazioni e nei servizi di emergenza. Il ripristino completo dell’elettricità aveva richiesto oltre dodici ore, e l’episodio è stato definito uno degli eventi più significativi per il sistema elettrico europeo degli ultimi vent’anni.
In un primo momento alcuni commentatori avevano attribuito il blackout alla crescente presenza delle energie rinnovabili. Le analisi tecniche successive hanno invece indicato come causa principale un fenomeno di sovratensione a cascata, in cui un picco elettrico genera reazioni a catena nella rete.

Il problema non sarebbe quindi legato alle rinnovabili in sé, ma alla necessità di modernizzare le infrastrutture di rete, rendendole più flessibili e capaci di gestire sistemi energetici sempre più complessi e decarbonizzati.
Portogallo, reti più moderne per sostenere la transizione
Gli esperti sottolineano che la crescita delle energie pulite deve procedere parallelamente al rafforzamento delle reti elettriche. Pianificazione infrastrutturale, sistemi di accumulo, gestione della domanda e cooperazione tra istituzioni e operatori sono elementi cruciali per garantire stabilità.
L’esperienza portoghese mostra comunque come la transizione energetica possa avanzare rapidamente, portando benefici economici e ambientali concreti. Allo stesso tempo evidenzia che il passaggio a un sistema energetico sostenibile richiede investimenti non solo nelle fonti rinnovabili, ma anche nelle infrastrutture e nella gestione intelligente della rete. In questo scenario, il Portogallo rappresenta oggi uno dei laboratori più interessanti della trasformazione energetica europea, dimostrando che un mix dominato dalle rinnovabili è sempre più una realtà concreta e non solo un obiettivo futuro.