La Grande barriera corallina ha perso un terzo dei coralli: il 2025 è l’anno peggiore di sempre
La Grande barriera corallina australiana ha registrato la più grave perdita annuale di coralli da 40 anni a questa parte.
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LLa Grande barriera corallina australiana, considerata il più vasto ecosistema vivente del pianeta, ha appena registrato la più grave perdita annuale di coralli da quando è iniziato il monitoraggio, quasi quarant’anni fa. A certificarlo è l’ultimo rapporto dell’Australian Institute of Marine Sciences, pubblicato nel 2025, che mette in luce gli effetti devastanti del sesto evento di sbiancamento di massa verificatosi negli ultimi nove anni.
Grande barriera corallina, uno stress termico senza precedenti
Lo sbiancamento dei coralli è un fenomeno che si verifica quando le temperature marine superano determinati limiti, causando l’espulsione delle zooxantelle – microscopiche alghe simbiotiche – dai tessuti dei coralli. Questo processo li rende bianchi e, se prolungato, può portare alla loro morte. Secondo i ricercatori, nel corso del 2024 e dei primi mesi del 2025 la barriera è stata sottoposta a uno stress termico senza precedenti, con temperature dell’acqua superiori alla media anche di +2,5°C.

I dati raccolti in 124 siti tra agosto 2024 e maggio 2025 confermano che le aree più colpite sono quelle settentrionali e meridionali del sistema corallino, dove la copertura di corallo duro è diminuita rispettivamente del 25% e del 33%. Alcune barriere hanno perso oltre il 70% della loro struttura.
Fattori aggravanti: cicloni e stelle marine invasive
Sebbene lo sbiancamento resti la principale causa della mortalità osservata, il rapporto evidenzia anche altri fattori di stress, tra cui due cicloni tropicali abbattutisi sulla zona tra dicembre 2023 e gennaio 2024, e un’epidemia causata dalla stella marina corona di spine (Acanthaster planci), una specie invasiva che si nutre dei coralli. Nel solo 2025, questi organismi hanno colpito 27 barriere esaminate, causando danni significativi.
I numeri della crisi
Secondo il rapporto, nel 2025:
- Il 48% delle barriere coralline ha perso copertura;
- Il 42% è rimasto stabile;
- Solo il 10% ha registrato una crescita, soprattutto nella regione centrale.
La copertura di corallo duro è diminuita in tutte le regioni, con cali regionali compresi tra il 14% e il 30% rispetto al 2024. Questi numeri evidenziano una tendenza allarmante e confermano che il sesto episodio di sbiancamento – con un picco a marzo 2025 – è stato il più distruttivo mai registrato.
Un sintomo della crisi climatica globale
Lo sbiancamento della Grande barriera corallina non è un evento isolato. Fenomeni simili sono stati osservati in oltre l’80% delle barriere coralline del mondo negli ultimi due anni. La causa principale è chiara: il riscaldamento globale provocato dalle attività umane, in particolare dalle emissioni di gas serra, che aumentano la temperatura media sia dell’aria che degli oceani.
Le ondate di calore marine, sempre più frequenti e intense, non solo minacciano la biodiversità degli oceani, ma fungono da catalizzatori per eventi meteorologici estremi come uragani, cicloni e inondazioni. “Ciò che sta accadendo alla Grande barriera corallina è un campanello d’allarme globale”, ha dichiarato Mike Emslie, uno dei responsabili della ricerca.
Il futuro della barriera è appeso a un filo
La Grande barriera corallina, lunga circa 2.400 chilometri, ospita oltre 1.500 specie di pesci e centinaia di specie di coralli, rappresentando uno dei più preziosi serbatoi di biodiversità marina del pianeta. La sua sopravvivenza è ora gravemente minacciata.
“La crisi climatica è la principale responsabile della distruzione di questo ecosistema unico. Se non si riducono drasticamente le emissioni globali di CO₂, assisteremo alla scomparsa progressiva di uno dei tesori naturali più importanti della Terra”, hanno ribadito gli scienziati nel rapporto.