Superato il primo punto di non ritorno climatico: le barriere coralline tropicali verso il collasso

La Terra ha varcato il suo primo punto di non ritorno climatico irreversibile: a essere colpite sono le barriere coralline tropicali.

Superato il primo punto di non ritorno climatico: le barriere coralline tropicali verso il collasso

IIl nuovo Global Tipping Points Report, pubblicato a pochi mesi dalla COP30 che si terrà in Brasile, lancia un messaggio inequivocabile: il pianeta ha varcato il suo primo punto di non ritorno climatico irreversibile. A essere colpite sono le barriere coralline tropicali, ecosistemi vitali che ospitano un quarto della biodiversità marina e garantiscono sostentamento diretto o indiretto a quasi un miliardo di persone.

Secondo i 160 scienziati che hanno contribuito al report, le barriere coralline hanno superato la loro soglia critica intorno a +1,2°C rispetto all’era preindustriale. Con il pianeta già a +1,4°C, i ripetuti eventi di sbiancamento dovuti alle ondate di calore marine stanno innescando un declino definito “ormai inevitabile”. Anche mantenendo il riscaldamento globale entro gli 1,5°C previsti dagli accordi di Parigi, la probabilità di sopravvivenza delle grandi barriere coralline sarebbe inferiore al 1%.

barriere coralline Pixabay

È una tragedia ecologica e sociale“, commenta Mike Barrett del WWF, tra gli autori del report. Le barriere coralline non sono solo “foreste pluviali del mare”: proteggono le coste dalle mareggiate, sostengono la pesca artigianale e il turismo locale. La loro perdita rappresenta un crollo sistemico con conseguenze economiche e umanitarie su larga scala.

Un segnale di ciò che sta per accadere

Il collasso delle barriere è solo il primo di una serie di tipping point che, una volta superati, attivano processi irreversibili. Il report segnala che anche altri sistemi critici stanno entrando in una zona di rischio:

  • Il sistema di correnti AMOC nell’Atlantico, che regola il clima europeo, potrebbe collassare prima dei +2°C generando inverni estremi in Europa e alterando i monsoni di Africa e India.
  • La foresta amazzonica, già frammentata e indebolita, rischia di trasformarsi in una savana arida, smettendo di essere un serbatoio di carbonio.
  • Le calotte glaciali in Groenlandia e Antartide stanno perdendo massa a un ritmo sempre più rapido, avvicinandosi a reazioni a catena che renderebbero inevitabile un innalzamento del livello dei mari per secoli.

Il rischio più grande? Arrendersi

Alcuni scienziati, come il professor Peter Mumby dell’Università del Queensland, ricordano che alcuni ecosistemi corallini potrebbero adattarsi parzialmente e sopravvivere anche con riscaldamenti maggiori, ma solo se sostenuti da politiche di protezione locale e da una riduzione drastica delle emissioni. Il pericolo, avverte, è che la narrativa del “punto di non ritorno” venga interpretata come una resa definitiva e giustifichi l’inazione.

Il rapporto introduce però anche un concetto di speranza: i tipping point positivi. Sono momenti in cui una tecnologia o una soluzione sostenibile raggiunge una massa critica e accelera spontaneamente. È ciò che sta accadendo con l’energia solare, l’eolico e i veicoli elettrici. Favorire queste “spirali virtuose” è ora una corsa contro il tempo.

«Non possiamo più dire che il peggio deve ancora venire: è cominciato», ha dichiarato Tim Lenton, direttore del Global Systems Institute. «Ma possiamo ancora decidere quale parte del mondo potrà essere salvata».

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