Intelligenza artificiale e riforestazione: i droni che ricostruiscono le foreste dieci volte più velocemente

Quando l’intelligenza artificiale diventa fondamentale per la riforestazione: l’ambizioso progetto coi droni messo a punto in Giappone.

Intelligenza artificiale e riforestazione: i droni che ricostruiscono le foreste dieci volte più velocemente

LLa restaurazione delle foreste sta entrando in una nuova era tecnologica. In Giappone, un gruppo di ricercatori ha sviluppato dei droni per la riforestazione guidati da intelligenza artificiale, capaci di piantare alberi fino a dieci volte più velocemente dei metodi tradizionali. Questa innovazione – basata su mappature avanzate, analisi ambientali e speciali capsule di semi biodegradabili – potrebbe rivoluzionare il modo in cui il mondo affronta la perdita di foreste, soprattutto nelle aree devastate da incendi e dissesto idrogeologico.

Riforestazione, i droni che ricostruiscono le foreste dieci volte più velocemente

Il funzionamento del sistema parte da una mappatura estremamente dettagliata dei territori. Grazie alla tecnologia LiDAR, i droni acquisiscono modelli tridimensionali del terreno, analizzano l’umidità del suolo e identificano le zone con le migliori condizioni per la germinazione. L’intelligenza artificiale elabora questi dati e seleziona i punti di impianto ideali, eliminando gran parte dell’incertezza che da sempre accompagna le operazioni di rimboschimento tradizionali.

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La vera innovazione sono però le capsule biodegradabili che custodiscono al loro interno semi selezionati, nutrienti e funghi benefici essenziali per la crescita iniziale delle radici. Una volta depositate nel terreno, queste capsule si degradano naturalmente, alimentando le prime fasi di sviluppo delle piantine senza produrre rifiuti e senza ricorrere ai contenitori plastici utilizzati in molte attività di riforestazione convenzionali.

Una svolta: le percentuali di germinazione hanno superato l’80%

Le prime prove sul campo, condotte nelle regioni del Giappone colpite da devastanti incendi, hanno dato risultati sorprendenti: le percentuali di germinazione hanno superato l’80%, un dato che va oltre la media mondiale dei progetti manuali, spesso ostacolati da terreni difficili, erosione o condizioni climatiche estreme. L’efficienza dei droni non riguarda solo la velocità di semina, ma anche la capacità di raggiungere zone inaccessibili all’uomo: pendii instabili, aree montane scoscese e territori contaminati diventano nuovamente recuperabili.

Intelligenza artificiale e riforestazione
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La flotta di droni lavora in modalità “sciame”: più unità operano in sincronia, coordinate da un singolo operatore. L’intelligenza artificiale evita sovrapposizioni e assicura una copertura omogenea, moltiplicando la resa mentre abbatte i costi di manodopera. Una strategia particolarmente utile in un contesto in cui il pianeta perde circa 15 miliardi di alberi all’anno, rendendo insufficienti gli sforzi basati esclusivamente su interventi umani.

Uno dei limiti storici della riforestazione è la scelta errata delle specie e dei siti di impianto. Molti progetti falliscono perché prevedono piante inadatte alle condizioni locali o a quelle future. Qui entra in gioco la capacità predittiva dei sistemi di machine learning, che analizzano criteri ecologici complessi per selezionare le specie più resilienti, tenendo conto anche degli scenari climatici dei prossimi decenni. Il risultato è un impianto molto più allineato alle dinamiche reali degli ecosistemi.

I droni svolgono anche un ruolo chiave nel monitoraggio. A differenza di molti progetti tradizionali che, una volta completata la piantumazione, non prevedono controlli successivi, questi sistemi possono tornare periodicamente sulle aree seminate per valutare la sopravvivenza delle piante, identificare punti critici e programmare nuovi interventi. Il tutto integrato con dati satellitari che offrono una visione completa dell’evoluzione dei nuovi boschi.

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