PFAS nel sangue dei cittadini europei: tracce di TFA nel 100% dei campioni
Il TFA, derivato dalla degradazione di pesticidi PFAS, è estremamente persistente e mobile nell’ambiente. I dati dello studio europeo.
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LL’acido trifluoroacetico (TFA), una sostanza appartenente alla famiglia dei PFAS, è stato rilevato nel sangue di tutte le 110 persone europee coinvolte in un nuovo studio promosso dal gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, su iniziativa dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda. Il valore mediano rilevato è stato di 21,22 nanogrammi per millilitro, con concentrazioni comprese tra 4,67 e 58,35 ng/mL. Secondo PAN Europe, che ha diffuso i risultati, si tratta di alcuni dei valori di TFA più elevati finora misurati direttamente nel sangue umano.
Cos’è il TFA e perché preoccupa
Il TFA è un composto fluorurato a catena ultracorta. Può essere rilasciato direttamente nell’ambiente oppure formarsi dalla degradazione di pesticidi e altre sostanze contenenti gruppi fluorurati. La sua caratteristica principale è la persistenza: una volta immesso nell’ambiente è estremamente difficile da degradare ed è molto mobile, spostandosi facilmente tra suolo, acque superficiali e falde acquifere, entrando così nella catena alimentare.

A differenza di molti PFAS a catena lunga, non tende ad accumularsi nei tessuti umani nello stesso modo, ma ciò non rende l’esposizione trascurabile: proprio perché viene continuamente rilasciato nell’ambiente e si muove facilmente nell’acqua, la popolazione può entrarvi in contatto ripetutamente attraverso ciò che beve e mangia. PAN Europe richiama studi che, a determinate dosi, hanno osservato possibili effetti sullo sviluppo nelle prime fasi della vita, sulla tiroide e sul sistema immunitario. Il TFA è stato classificato come tossico per la riproduzione.
I risultati dello studio
I ricercatori hanno analizzato il sangue dei 110 partecipanti per PFAS a catena lunga, corta e ultracorta. Il TFA è stato rilevato nel 100% dei campioni e le sue concentrazioni erano mediamente da quattro a cinque volte superiori a quelle degli altri PFAS a catena lunga analizzati. I livelli di TFA nel siero mostravano inoltre solo una debole correlazione con quelli del PFOA e poca o nessuna correlazione con gli altri PFAS più noti, suggerendo fonti di esposizione almeno in parte diverse.

Il confronto con studi precedenti conferma la rilevanza dei valori: uno studio cinese su 252 adulti aveva rilevato TFA nel 97% dei campioni con una mediana di 8,5 ng/mL; una ricerca statunitense lo aveva trovato nel 74% di 81 partecipanti; uno studio norvegese sulla coorte EuroMix aveva registrato una mediana di 6,22 ng/mL tra i non utilizzatori di farmaci fluorurati, salita a 27,7 ng/mL tra chi assumeva fluoxetina, un antidepressivo contenente gruppi fluorurati.
Il confronto con la soglia EFSA
Al momento non esiste una soglia di sicurezza specifica per il TFA nel sangue. L’EFSA ha fissato una dose giornaliera accettabile di 0,014 mg per kg di peso corporeo, sulla base degli effetti osservati sulla tiroide. Nel rapporto questa dose viene associata, con una stima indicativa, a una concentrazione nel sangue di circa 24 ng/mL — un valore molto vicino alla mediana di 21,22 ng/mL rilevata nei partecipanti. Il confronto va interpretato con cautela, trattandosi di una stima indicativa e non di una soglia clinica.
Le fonti e le richieste di PAN Europe
PAN Europe individua nei pesticidi PFAS una fonte principale di TFA: sul mercato europeo sono presenti circa 30 sostanze attive di questa famiglia, utilizzate in centinaia di prodotti, e quasi tutte possono degradarsi formando TFA. Secondo i dati richiamati dall’organizzazione, negli alimenti le concentrazioni possono risultare anche molto superiori a quelle presenti nell’acqua. Un recente studio sulle acque sotterranee austriache ha inoltre osservato un aumento significativo delle concentrazioni di TFA nell’arco di quattro anni, associato a indicatori agricoli come i nitrati e l’utilizzo di pesticidi.

Poiché il TFA continua ad essere immesso nell’ambiente e le concentrazioni sono destinate ad aumentare, PAN Europe chiede il divieto dei pesticidi PFAS che possono generarlo e una più ampia restrizione europea su queste sostanze. Lo studio non dimostra che i livelli rilevati causino effetti sulla salute, ma documenta quanto l’esposizione sia ormai universale e diffusa nella popolazione europea.