UE, nuove regole per la qualità delle acque: PFAS, microplastiche e antibiotico-resistenza sotto controllo
Entrano in vigore le norme che aggiornano le direttive europee sull’acqua, con limiti più severi per pesticidi, farmaci e PFAS.
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LLa Commissione europea ha aggiornato il quadro normativo sulla tutela delle acque superficiali e sotterranee, introducendo limiti più severi per PFAS, pesticidi, prodotti farmaceutici e microplastiche. Le nuove disposizioni, ora ufficialmente in vigore, modificano contemporaneamente la Water Framework Directive, la Environmental Quality Standards Directive e la Groundwater Directive, allineando la normativa alle più recenti evidenze scientifiche e agli obiettivi del Green Deal europeo. Gli Stati membri avranno tempo fino al 22 dicembre 2027 per recepire le modifiche.
I nuovi inquinanti nell’elenco europeo
Uno dei punti centrali della riforma è l’aggiornamento delle liste degli inquinanti considerati pericolosi per ecosistemi e salute umana. Tra le sostanze aggiunte figurano diversi PFAS – i cosiddetti “forever chemicals”, presenti in pentole antiaderenti, schiume antincendio, tessuti tecnici e prodotti per la cura personale, oltre a pesticidi e loro derivati (compreso il glifosato), il Bisfenolo A e alcuni medicinali come antidolorifici, antinfiammatori e antibiotici. La normativa aggiorna inoltre gli standard per 16 inquinanti già regolamentati, tra cui metalli pesanti e sostanze chimiche industriali, con limiti generalmente più severi rispetto al passato.
Microplastiche e antibiotico-resistenza: una prima volta
Per la prima volta la normativa europea sulla qualità delle acque introduce riferimenti espliciti alle microplastiche e agli indicatori di resistenza antimicrobica. Le microplastiche sono ormai presenti in fiumi, laghi, mari e falde sotterranee, diffuse attraverso il degrado dei materiali plastici, gli scarichi urbani e industriali e l’usura di pneumatici e tessuti sintetici.

La revisione introduce anche il cosiddetto “effect-based monitoring”: invece di misurare singoli contaminanti, il nuovo approccio valuta l’effetto combinato delle diverse sostanze presenti nell’acqua, consentendo controlli più efficaci e realistici del rischio cumulativo generato dalle miscele di inquinanti.
Acque reflue e responsabilità dei produttori
La riforma si collega all’aggiornamento della Urban Wastewater Treatment Directive, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità energetica del settore delle acque reflue entro il 2040, anche attraverso la produzione di biogas. Viene abbassata da 2.000 a 1.000 abitanti la soglia dei comuni obbligati a trattare le acque reflue urbane.
Novità rilevante è l’introduzione di un sistema di responsabilità estesa del produttore per farmaci e cosmetici: il 92% dei microinquinanti tossici presenti nelle acque reflue europee deriva proprio da questi settori. I produttori dovranno contribuire economicamente ai costi di rimozione delle sostanze contaminanti, in applicazione del principio “chi inquina paga”.
Flessibilità per le infrastrutture
La revisione prevede anche misure di semplificazione: a determinate condizioni, sarà consentita la prosecuzione di attività considerate strategiche o temporanee, come lavori di ricostruzione di ponti, opere contro le alluvioni, dragaggi e cantieri. Le deroghe saranno subordinate a rigide garanzie ambientali e sanitarie.
“La revisione della normativa sull’acqua contribuirà a ridurre l’inquinamento provocato da PFAS, pesticidi e altre sostanze chimiche nocive“, ha dichiarato la commissaria europea per l’Ambiente Jessika Roswall, aggiungendo che l’acqua pulita rappresenta “uno degli investimenti più intelligenti che possiamo fare” per salute, ambiente ed economia. La Commissione europea considera questa revisione una delle più significative degli ultimi anni nel settore della qualità delle acque, e la inquadra come pilastro centrale dello “Zero Pollution Action Plan” verso il 2050.