L’OCSE mette El Niño al centro delle previsioni economiche: crescita globale a rischio
Il rapporto intermedio delle Prospettive economiche: la probabilità di un El Niño estremo tra ottobre e dicembre è del 95% secondo la NOAA.
Altre news
Credits: Pexels
PPer la prima volta il clima viaggia alla pari con energia e finanza tra i fattori che, secondo l’OCSE, decideranno la traiettoria della crescita mondiale nei prossimi due anni. Il rapporto intermedio delle Prospettive economiche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, pubblicato a fine settembre 2026, mette al centro il potenziale impatto sull’economia globale di un imminente episodio El Niño di intensità eccezionale, con una probabilità stimata dalla NOAA del 95% che si sviluppi tra ottobre e dicembre 2026.
Gli effetti sull’agricoltura e i prezzi alimentari
Un El Niño di portata eccezionale altera i regimi di pioggia e le temperature oceaniche colpendo le aree agricole più sensibili: maggiore probabilità di siccità in Australia, monsoni indeboliti in India, siccità in Indonesia e nel Sud-Est asiatico. Episodi di questa portata possono far salire i prezzi mondiali del cibo per un periodo fino a due anni.

Nello scenario di rischio elaborato nel rapporto, l’OCSE ipotizza che nel 2027 i prezzi alimentari potrebbero essere più alti del 10% rispetto alle proiezioni di base, con un impatto sulla produzione agricola stimato in circa un quarto di punto di PIL nelle economie più esposte, soprattutto America Latina, Africa e area Asia-Pacifico. A complicare il quadro, le forniture di fertilizzanti dal Golfo, ancora in affanno, rischiano di pesare sulle rese future più del previsto.
Lo shock combinato: clima, energia e finanza
Messi insieme, gli shock considerati nel rapporto potrebbero costare 0,7 punti di crescita mondiale nel 2027 e aggiungere 1,1 punti di inflazione. L’impatto sulla vita quotidiana di miliardi di persone potrebbe essere molto concreto: difficoltà di approvvigionamento alimentare, prezzi alle stelle, senza contare i rischi derivanti da fenomeni meteorologici estremi.
Il rischio climatico si intreccia con quello energetico: le scorte di gas in Europa sono ai livelli più bassi registrati in questo periodo dell’anno da oltre quindici anni, mentre benzina e gasolio sono saliti rapidamente un po’ ovunque. L’OCSE nota anche un paradosso: un El Niño molto intenso potrebbe alzare le temperature invernali nell’emisfero boreale, riducendo la domanda di riscaldamento e allentando temporaneamente la pressione sui prezzi del gas in Europa, un effetto positivo nell’immediato, ma che è “l’ennesimo campanello d’allarme di un surriscaldamento che è ormai non più ipotesi, ma realtà cogente“.
Le raccomandazioni dell’OCSE
Sul fronte delle politiche energetiche, l’OCSE suggerisce che i sostegni pubblici contro il caro energia dovrebbero essere mirati alle famiglie più vulnerabili e alle piccole imprese, senza disincentivare il risparmio energetico né la diversificazione delle fonti, e con scadenze ben definite. No netto, dunque, agli sgravi fiscali generalizzati e ai prezzi calmierati – i cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi – più costosi per i conti pubblici e meno efficaci. Tra le riforme di lungo periodo suggerite figurano la diversificazione delle fonti energetiche e il miglioramento dell’efficienza attraverso standard normativi, campagne informative e incentivi mirati.