Estate 2026, catastrofe per i ghiacciai alpini: la Svizzera perde il 5,5% del volume in un anno
In Italia arretrano tutti e sette i ghiacciai monitorati da Legambiente. In Austria il Pasterze rischia di spezzarsi in due.
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LL’estate 2026, la più calda mai registrata in Svizzera dal 1864, che ha superato anche il rovente 2003, ha lasciato un bilancio devastante sui ghiacciai alpini. I dati ufficiali della Rete dei rilevamenti glaciologici svizzera (Glamos) indicano una perdita del 5,5% del volume dei ghiacciai elvetici nel solo 2026, dopo un inverno con scarse nevicate. Tra il 2022 e il 2026, il ritmo di fusione è stato due volte superiore a qualsiasi altro quinquennio precedente, con una perdita del 20% del volume complessivo rispetto ai livelli del 2021. Su scala decennale, tra il 2016 e il 2026, i quasi 1.300 ghiacciai svizzeri hanno perso complessivamente il 27% del proprio volume.
La conclusione della Glamos è netta: “In queste condizioni, i ghiacciai alpini non hanno alcuna possibilità di sopravvivere sul lungo periodo“.
Francia: fusione anche a 3.500 metri, 43 giorni di allerta arancione
In Francia, la glaciologa Delphine Six dell’Istituto di geoscienze dell’ambiente dell’Università Grenoble-Alpes ha commentato i rilievi effettuati sui ghiacciai dell’Isère e della Savoia: “Sappiamo che i ghiacciai fondono, soprattutto a bassa altitudine, ma in questo caso lo notiamo anche a 3.500 metri, come nel caso del Monte Bianco. La prima volta che è accaduto è stata nel 2022“.

L’estate ha registrato 43 giorni di vigilanza arancione per il caldo estremo, quasi il doppio delle 22 giornate del 2025. All’Alpe d’Huez, a 1.800 metri, lo scarto rispetto alla media storica è stato di 3,4°C.
Italia: tutti e sette i ghiacciai simbolo arretrano
Legambiente ha monitorato quest’estate sette ghiacciai “simbolo” sulle Alpi italiane: Adamello, Grande Motte, Miage e Planpincieux sul Monte Bianco, Forni, Montasio e Coolidge superiore sul Monviso. “Tutti arretrano e sono segnati da fenomeni di instabilità”, si legge nel report della Carovana dei ghiacciai. “Aumentano le colate detritiche e le morene si deformano”.

I crolli più significativi dell’estate sono stati registrati sul Monviso e sul Montasio, dove a fine agosto è crollata parte della cavità superiore del ghiacciaio mentre la Carovana era in quota. Sull’Adamello, il ghiacciaio più grande delle Alpi italiane, si sono persi 265 metri tra il 2023 e il 2025. Il ghiacciaio dei Forni, in Lombardia, è arretrato di tre chilometri dall’inizio del secolo. Sul versante italiano del Monte Bianco, il lobo frontale del Miage si è abbassato di 15 metri in sei anni, mentre il Planpincieux ha raggiunto due metri al giorno di movimento. Dalla metà dell’Ottocento al 2015, le Alpi hanno perso circa il 57% della superficie e il 64% del volume glaciale complessivo.
Austria: il Pasterze rischia di spezzarsi in due
In Austria, il più grande ghiacciaio del Paese – il Pasterze, ai piedi del Grossglockner – rischia di dividersi in due. Con uno spessore attuale di circa 40 metri e una perdita media annua di 1,5 metri (superati i 2 metri negli anni 2022-2024), secondo i dati di GeoSphere Austria il Pasterze potrebbe presto perdere il proprio status di ghiacciaio più grande d’Austria.
A fare da sfondo a questi dati, le fotografie del Cervino completamente privo di neve, scattate nelle scorse settimane, hanno suscitato allarme nella popolazione e nella comunità scientifica, simboleggiando una trasformazione alpina sempre più visibile e irreversibile.