Oceani, temperature, acidità e livello del mare ai massimi storici: il rapporto di Copernicus
Il Servizio di monitoraggio marino dell’UE: perdita del 17% del ghiaccio artico dal 1982 e innalzamento degli oceani accelerato a 4,2 mm l’anno.
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MMari e oceani stanno cambiando a un ritmo sempre più rapido, con effetti già visibili sulla vita marina, sulle coste e sulle comunità di tutto il mondo. È il quadro tracciato dal 10° Rapporto sullo Stato dell’Oceano, pubblicato dal Servizio di monitoraggio dell’ambiente marino di Copernicus. “I risultati mostrano come il cambiamento climatico stia già rimodellando gli ecosistemi marini, le comunità costiere e i mezzi di sussistenza che da essi dipendono“, ha dichiarato Costas Kadis, commissario europeo per la pesca e gli oceani.
Ondate di calore marino ed eventi estremi
Nel 2024, Mar Nero e Mediterraneo hanno registrato ondate di calore marino senza precedenti per intensità e durata: in alcune aree gli eventi sono durati oltre 30 giorni consecutivi con temperature fino a 4,6°C sopra la media stagionale. La temperatura media del Mediterraneo nel 2024 ha superato di 1,23°C la linea di base 1982-2024, segnando il valore più alto di giorni con ondate di calore degli ultimi 20 anni.

Nello stesso anno, piogge estreme e piene fluviali, come quelle legate alle tempeste Minerva e Boris nel Po, hanno provocato rapidi cali di salinità nel Nord Adriatico e livelli di clorofilla più che doppi rispetto alla norma, creando squilibri nell’ecosistema. Le ondate di calore marino possono causare morie di massa di specie native, proliferazione di specie invasive come il granchio blu e “zone morte” prive di ossigeno, con gravi danni per pesca e acquacoltura. Negli ultimi trent’anni, circa il 5% dell’oceano globale ha subìto un’alterazione persistente nei cicli stagionali del fitoplancton, alla base della catena alimentare.
Artico e Antartico in crisi
Tra il 1982 e il 2024, la regione artica ha perso il 17% della copertura di ghiaccio marino, pari a circa 490.000 km² in meno per decennio. Le perdite più gravi si registrano nel Mare di Barents (-70% rispetto alla media 1993-2010) e nella Baia di Hudson (-64%). In Antartide, il 2025 è stato il quarto anno consecutivo con estensione del ghiaccio marino sotto i 2 milioni di km².

La perdita di ghiaccio polare riduce l’effetto albedo, aggravando il riscaldamento globale. L’immissione di acqua dolce nel Mare di Barents rischia di alterare la Corrente del Golfo e la Circolazione Meridionale di Capovolgimento dell’Atlantico (AMOC). Senza lo scudo protettivo della banchisa, aumentano erosione costiera e innalzamento dei mari.
Oceani più caldi, più acidi e più “alti”
La temperatura superficiale marina è aumentata di 0,12°C per decennio tra il 1982 e il 2025, con punte di circa +6,7°C in quarant’anni in alcune aree artiche come il Mare di Kara. Il contenuto di calore immagazzinato dagli oceani ha raggiunto il picco storico nel 2025.
Il livello del mare è salito a un ritmo medio di 3,8 mm/anno tra il 1999 e il 2025, accelerando a 4,2 ± 0,3 mm/anno nel periodo 2012-2025. Il 65% delle Zone economiche esclusive dei piccoli Stati insulari ha già subìto un’accelerazione dell’innalzamento dal 1999. Gli oceani sono diventati anche più acidi: +17% di acidità tra il 1985 e il 2025, effetto diretto dell’aumento di CO₂ assorbita. Circa il 25% dei primi 1.000 metri di profondità dell’oceano è oggi colpito contemporaneamente da due o più fattori di stress climatico, con il rischio di collasso di interi ecosistemi marini e perdite devastanti per la pesca globale.