La “Giornata dell’inquinatore”: in dieci giorni l’1% più ricco brucia il suo budget climatico annuale

In appena dieci giorni, l’1% più ricco della popolazione mondiale ha emesso tutta la CO₂ che gli sarebbe spettata per l’intero anno.

La “Giornata dell’inquinatore”: in dieci giorni l’1% più ricco brucia il suo budget climatico annuale

IIl 9 gennaio 2026 è già una data simbolo della disuguaglianza climatica globale. Oxfam l’ha ribattezzata “Giornata dell’inquinatore”: in appena dieci giorni, l’1% più ricco della popolazione mondiale ha emesso tutta la CO₂ che gli sarebbe spettata per l’intero anno, se il pianeta volesse davvero restare entro la soglia di sicurezza di 1,5 °C di riscaldamento globale. Ancora più estrema la situazione dello 0,1% più ricco, che aveva già esaurito il proprio “budget climatico” il 3 gennaio.

Non si tratta solo di una provocazione simbolica. Secondo Oxfam, queste emissioni sproporzionate hanno conseguenze dirette e devastanti su milioni di persone nei Paesi più poveri e vulnerabili, esposte a ondate di calore, siccità, alluvioni e perdite economiche. Le stime parlano di 1,3 milioni di morti legate al caldo entro la fine del secolo attribuibili alle emissioni dell’1% più ricco, e di 44.000 miliardi di dollari di danni economici entro il 2050 nei Paesi a basso reddito.

Cos’è il carbon budget e perché conta

Per comprendere la portata del problema è necessario chiarire il concetto di carbon budget: la quantità massima di CO₂ che può essere emessa senza superare un determinato aumento della temperatura globale. Secondo l’Emissions Gap Report 2024 del del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, il livello compatibile con l’obiettivo di 1,5 °C nel 2030 è pari a circa 17,8 gigatonnellate di CO₂.

in dieci giorni l’1% più ricco brucia il suo budget climatico annuale
© Pexels

Dividendo questa quantità per la popolazione mondiale prevista – circa 8,5 miliardi di persone – ogni individuo avrebbe a disposizione poco più di 2 tonnellate di CO₂ all’anno. L’1% più ricco, invece, emette in media 75 tonnellate di CO₂ a persona: circa 35 volte di più. A questo ritmo, bastano poco più di dieci giorni per consumare il budget annuale “equivalente” di una persona media.

Non solo jet privati: il peso degli investimenti dell’1% più ricco

Contrariamente a quanto si pensa, le emissioni dei super-ricchi non derivano solo da jet privati, superyacht e ville energivore. Una quota rilevante è legata agli investimenti finanziari in settori altamente inquinanti. Secondo Oxfam, ogni miliardario possiede in media partecipazioni in aziende responsabili di 1,9 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.

Il risultato è uno squilibrio estremo: una persona appartenente allo 0,1% più ricco può emettere in un solo giorno più CO₂ di quanta il 50% più povero della popolazione mondiale produca in un intero anno. Se questo modello fosse adottato su larga scala, il carbon budget globale si esaurirebbe in meno di tre settimane.

Influenza politica e blocco delle politiche climatiche

Alla sproporzione ambientale si aggiunge quella politica. Il potere economico consente ai super-ricchi e alle grandi aziende fossili di esercitare un’influenza significativa sui processi decisionali. Durante l’ultima Conferenza ONU sul clima in Brasile, il numero di lobbisti legati ai combustibili fossili ha superato quello di quasi tutte le delegazioni nazionali.

in dieci giorni l’1% più ricco brucia il suo budget climatico annuale
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Come ha sottolineato Nafkote Dabi, responsabile delle politiche climatiche di Oxfam, la ricchezza estrema permette di indebolire i negoziati sul clima e ritardare decisioni fondamentali per la riduzione delle emissioni.

Le proposte di Oxfam: colpire chi inquina di più

Per riequilibrare responsabilità e impatti, Oxfam propone misure mirate: tasse progressive su redditi e patrimoni elevati, una tassazione degli extra-profitti delle aziende dei combustibili fossili e interventi specifici su beni di lusso ad alta intensità di CO₂, come jet privati e superyacht.

Secondo l’organizzazione, limitare le emissioni dei super-ricchi non è solo una questione di equità sociale. È una necessità climatica, coerente anche con i richiami della Corte internazionale di giustizia, che riconosce l’obbligo degli Stati di ridurre le emissioni per tutelare il diritto alla vita, alla salute e a un ambiente sano. La “Giornata dell’inquinatore” rende visibile una verità scomoda: senza affrontare la disuguaglianza climatica alla radice, la transizione ecologica rischia di restare una promessa vuota, pagata sempre dagli stessi.

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