UE-Cina, accordo sulle auto ibride: quota di 350mila importazioni all’anno da dicembre
La Commissione europea ha confermato l’intesa raggiunta a Pechino: le auto ibride importate oltre la soglia rimarranno bloccate in dogana.
Altre news
Credits: Pixabay
LL’Unione europea limiterà le importazioni di auto ibride elettriche dalla Cina a 350.000 unità l’anno: lo ha confermato la Commissione europea, a seguito dell’intesa raggiunta a Pechino la settimana scorsa. La misura entrerà in vigore a dicembre e verrà attuata attraverso le clausole di salvaguardia dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che consentono un’implementazione rapida senza le procedure più lunghe richieste dalle misure antidumping.
Le importazioni di ibride cinesi sono esplose negli ultimi due anni: quest’anno si stima che circa 800.000 veicoli a batteria e ibridi plug-in vengano venduti nell’UE. L’accordo dovrebbe dimezzare la quota di mercato cinese, attualmente al 6%.
Come funziona il meccanismo
Le auto importate oltre la soglia non saranno soggette a dazi aggiuntivi, ma rimarranno bloccate in dogana nei porti europei. I veicoli cinesi assemblati all’interno dell’UE, come quelli prodotti in Ungheria o, in futuro, in Spagna, non saranno soggetti alla quota, mentre le aziende europee che producono in Cina lo saranno.

Le esportazioni cinesi di ibridi verso l’UE sono triplicate nel primo semestre del 2026, passando da 2,2 a 6,7 miliardi di euro, secondo i dati delle dogane cinesi.
Le concessioni cinesi
Come parte dell’accordo, la Cina ha accettato di eliminare alcuni dazi su componenti automobilistiche europee e di tagliare del 50% i dazi su calzature, olio d’oliva e gelati importati dall’UE. Il dialogo tra le due parti continuerà su altri settori, tra cui prodotti chimici, energia rinnovabile e mobili.

Il cambio di paradigma nell’approccio UE
L’intesa arriva in un momento di preoccupazione crescente per il deficit commerciale tra UE e Cina, che supera il miliardo di sterline al giorno. Secondo le fonti, si è verificato un vero e proprio “cambio di paradigma” nelle priorità europee: la preoccupazione per la deindustrializzazione e la perdita di posti di lavoro nei distretti industriali del continente ha spostato il focus dalla promozione delle esportazioni verso la Cina al contenimento delle