Emissioni da pneumatici e freni: uno studio misura la diffusione delle microplastiche vicino alle strade
I dati mostrano che dove c’è molta microplastica da pneumatici, c’è anche molto particolato metallico da freni.
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NNon solo le emissioni allo scarico: una quota crescente dell’inquinamento urbano da particolato proviene dall’abrasione meccanica dei veicoli, ovvero dallo sfregamento degli pneumatici sull’asfalto e dal consumo delle pastiglie dei freni. Si tratta di un fenomeno che riguarda indistintamente auto a combustione e veicoli elettrici: questi ultimi, essendo più pesanti, tendono ad accelerare l’usura dei componenti.
A studiarne la diffusione nell’aria è uno studio internazionale condotto da ricercatori dell’Università di Siena, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e della Trent University canadese, che ha analizzato la dispersione delle emissioni non-esauste lungo 150 metri dalla Highway 401 di Toronto, la strada più trafficata del Nord America.
Emissioni da pneumatici e freni: i licheni come strumento di misura
Per valutare l’impatto delle emissioni da abrasione, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica di biomonitoraggio basata sui trapianti lichenici: campioni di licheni vengono posizionati a diverse distanze dalla fonte di inquinamento per misurare la qualità dell’aria in aree dove questi organismi non crescono naturalmente a causa dell’elevato inquinamento. La reazione biologica dei licheni rivela il livello di contaminazione. I trapianti sono stati collocati a distanze crescenti dal bordo stradale, consentendo di tracciare con precisione fino a dove si estende l’impronta tossica del traffico.

I risultati confermano che le microplastiche da pneumatici non si disperdono uniformemente nell’aria. La concentrazione crolla già a pochi metri dalla carreggiata: i frammenti di gomma, essendo relativamente pesanti rispetto ai gas, ricadono al suolo o si depositano sui licheni nelle immediate vicinanze della strada.
Il dato più significativo riguarda i metalli pesanti – rame, ferro e bario – derivanti principalmente dall’usura delle pastiglie dei freni: a soli 35 metri dall’autostrada, la quantità rilevata nei licheni scende del 70%. La fascia di massimo rischio per inalazione e contaminazione del suolo risulta quindi molto stretta e concentrata a ridosso dell’infrastruttura stradale.
Lo studio ha evidenziato anche una correlazione diretta tra i due tipi di inquinanti: dove si rileva alta concentrazione di microplastiche da pneumatici, è presente anche un elevato quantitativo di particolato metallico da freni. “Ogni volta che un’auto decelera o curva, rilascia contemporaneamente entrambi i tipi di inquinanti“, sottolinea la ricerca, confermando che la fonte è unica: il trasporto su gomma.
La normativa Euro 7
Lo studio si inserisce in un contesto normativo in evoluzione. La normativa Euro 7, che entrerà in vigore nei prossimi anni, introduce per la prima volta metodi standard per misurare il particolato rilasciato da pneumatici e freni, estendendo la regolamentazione oltre le sole emissioni di scarico. Entro il 2035, queste ultime dovranno ridursi del 90% in Europa, ma le emissioni da abrasione, finora non regolate, rappresentano una quota sempre più rilevante dell’inquinamento urbano.

“Le nuove disposizioni Euro 7 rappresentano una svolta nella legislazione delle emissioni automobilistiche, regolando per la prima volta i limiti emissivi da attrito, ossia da freni e gomme“, ha dichiarati Aldo Winkler, responsabile del laboratorio di paleomagnetismo dell’INGV. “Questo articolo introduce l’applicazione delle metodologie magnetiche alle microplastiche degli pneumatici, espandendo l’approccio che nel 2020 dimostrò il ruolo determinante dei freni automobilistici per la diffusione di particolato metallico in ambito urbano“.