El Niño e inflazione alimentare: i possibili effetti sulla produzione agricola fino al 2028
Un “super” El Niño potrebbe ridurre la produzione agricola globale del 14,3%, con rincari del 50-100% per riso, zucchero e caffè.
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UUn potenziale “super” El Niño – il ciclo 2026-27 – potrebbe innescare uno shock globale sui prezzi alimentari destinato a protrarsi fino al 2028. È l’allarme lanciato da analisti e banche d’investimento, che osservano come il fenomeno climatico stia già iniziando a minacciare i raccolti in diverse regioni del mondo, aggravando un quadro inflazionistico già sotto pressione per la guerra in Iran.
La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha stimato una probabilità del 63% che le temperature superficiali del mare nel Pacifico superino i 2°C rispetto alla norma entro la fine dell’anno, soglia che definirebbe l’evento come “molto forte”.
El Niño, gli effetti sui raccolti
El Niño ha già iniziato a influenzare l’agricoltura globale. In India la stagione monsonica si sta rivelando più secca del previsto: alcune regioni hanno ricevuto solo il 25% delle precipitazioni abituali, altre il 50%, con potenziali conseguenze sull’offerta di grano, riso e canna da zucchero. In Africa meridionale e nelle regioni settentrionali del Sud America il rischio di siccità è in aumento, mentre il Brasile meridionale, l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay sono esposti a inondazioni.

Non è la prima volta che El Niño colpisce i sistemi agroalimentari: gli eventi del 1981-82, 1996-97, 2015-16 e 2023-24 sono stati tra i più intensi mai registrati. Ma il ciclo attuale potrebbe superarli tutti.
Le previsioni economiche
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, l’intensità di questo El Niño potrebbe causare un aumento del 15,8% dei prezzi globali delle materie prime alimentari, con ripercussioni anche sull’eurozona, dove si prevede un rincaro dei prodotti alimentari dell’1,3%.
La società di analisi dei rischi climatici Risilience stima che in uno scenario estremo la produzione agricola globale potrebbe ridursi del 14,3%, equivalente a una perdita di 342 miliardi di dollari. Gli shock di prezzo potrebbero raggiungere il 10-50% per le principali materie prime, mentre le colture più esposte – riso, olio di palma, zucchero e caffè – potrebbero subire aumenti del 50-100% o più.

“El Niño riporta la ‘climateflation’ all’ordine del giorno”, hanno scritto gli analisti di UniCredit. “Le recenti ondate di calore in Europa ci ricordano che il punto di riferimento climatico si sta già spostando. El Niño potrebbe aggiungere un ulteriore livello di pressione entro la fine dell’anno, amplificando gli effetti del riscaldamento globale.”
Quando si faranno sentire gli effetti
Gli esperti avvertono che l’impatto completo di El Niño si manifesterà gradualmente, tenendo conto dei diversi cicli di semina, crescita e raccolta nelle varie zone agricole del mondo. Le conseguenze potrebbero emergere pienamente solo nella seconda metà del 2028.
L’entità dei rincari sugli scaffali dipenderà dalle strategie di mitigazione, dalle politiche nazionali e dalla domanda dei consumatori, ma anche piccole interruzioni dei flussi commerciali potrebbero innescare oscillazioni significative dei costi.