El Niño è ufficialmente arrivato: NOAA conferma il fenomeno nel Pacifico

Il picco del Niño è atteso per l’inverno 2026, con intensità “molto forte” se le temperature superficiali del mare supereranno i 2°C.

El Niño è ufficialmente arrivato: NOAA conferma il fenomeno nel Pacifico

EEl Niño è ufficialmente iniziato nel Pacifico tropicale. La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti ha confermato lo sviluppo del fenomeno climatico, avvertendo che esiste una probabilità del 63% che si tratti di uno degli eventi più intensi registrati dal 1950. Secondo le previsioni, El Niño potrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi, raggiungendo un’intensità moderata o forte entro l’autunno, con il picco atteso per l’inverno 2026.

Se le temperature superficiali del mare nella regione di riferimento del Pacifico supereranno i 2°C sopra la media, la NOAA classificherà l’evento come “molto forte”. “Ogni El Niño è diverso. Ognuno è unico e lascia la propria impronta sul nostro clima”, ha dichiarato Ken Graham, direttore del National Weather Service della NOAA.

Cos’è El Niño?

El Niño è il riscaldamento ciclico delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico orientale lungo la costa equatoriale del Sud America. Il nome – che in spagnolo significa “Gesù Bambino” – fu dato dai pescatori peruviani perché il fenomeno tendeva a manifestarsi intorno al periodo natalizio, con una cadenza di cinque-otto anni. Quello che sembrava inizialmente un fenomeno locale si è rivelato capace di influenzare il clima in quasi tutto il pianeta.

Nino Oceani - Oceano desertificazione oceanica Pixabay
© Pixabay

El Niño si forma quando la temperatura superficiale del Pacifico orientale supera la media di almeno 0,5°C per un periodo di tre mesi consecutivi. Il riscaldamento è innescato da un cambiamento nella circolazione dei venti alisei: normalmente soffiano da est verso ovest, ma quando la direzione si inverte l’acqua calda si accumula lungo le coste sudamericane.

Gli effetti del Niño nel mondo

Le conseguenze di El Niño variano a seconda delle aree geografiche. In Amazzonia, Australia e Asia sud-orientale si instaurano condizioni di siccità, mentre in Cina, Africa centrale e Stati Uniti meridionali aumentano le precipitazioni. In India le piogge monsoniche, fondamentali per la coltivazione del riso, risultano più deboli. In Brasile e Giappone si registrano temperature più elevate. Il fenomeno riduce l’attività degli uragani atlantici, favorendo invece lo sviluppo di tifoni nel Pacifico.

El Niño provoca anche cambiamenti nelle migrazioni di pesci e altri organismi marini, con le specie di acque calde che si spostano verso nord e quelle di acque fredde che scendono in profondità, con effetti su crescita, sopravvivenza e riproduzione.

Il legame tra El Niño e il clima europeo è meno diretto rispetto ad altre regioni, ma il fenomeno agisce come un amplificatore degli eventi estremi. Sovrapponendosi al riscaldamento globale, può rendere le ondate di calore più intense e persistenti anche in Italia: l’estate 2027 potrebbe presentare temperature particolarmente elevate. Tuttavia, come ha sottolineato anche Arpal Liguria, non esiste una relazione diretta tra la presenza o l’intensità di El Niño e un’estate calda in Europa.

Il Segretario Generale dell’ONU António Guterres aveva già avvertito che El Niño “getterà benzina sul fuoco di un mondo che si sta già riscaldando”. Il precedente evento El Niño del 2023-2024, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, ha contribuito a fare del 2024 l’anno più caldo mai registrato.

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