Caldo estremo e agricoltura, il rapporto Fao-Omm: rese in calo e bestiame a rischio
Il nuovo documento esamina come le ondate di caldo estremo minaccino colture, allevamenti, pesca e lavoratori agricoli.
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IIl caldo estremo rappresenta una minaccia crescente e sistemica per i sistemi agroalimentari mondiali. È la conclusione centrale del nuovo rapporto Extreme heat and agriculture, redatto congiuntamente dalla Fao e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), che esamina come le ondate di calore si propaghino attraverso l’intera filiera agricola e come interagiscano con altre variabili climatiche – precipitazioni, radiazione solare, umidità, vento e siccità – per innescare effetti combinati devastanti su colture, animali, ecosistemi e persone.
Caldo estremo, le soglie critiche per colture e bestiame
Per la maggior parte delle principali colture agricole, i cali di resa iniziano a verificarsi sopra i 30°C — e anche a temperature inferiori per colture come patate e orzo — con effetti che includono pareti cellulari indebolite, pollini sterili e produzione di composti ossidativi tossici. Per le specie di bestiame più comuni, lo stress termico inizia sopra i 25°C, a temperature ancora inferiori per polli e suini, che non sono in grado di raffreddarsi sudando. Quando l’esposizione persiste, gli animali possono subire danni al tratto digestivo, insufficienza degli organi e shock cardiovascolare. Anche nei casi non letali, il caldo estremo riduce la produzione di latte e ne abbassa il contenuto di grassi e proteine, aumentando l’impronta di carbonio degli alimenti di origine animale.

Anche i pesci sono esposti: nel tentativo di mantenere alti ritmi respiratori in acque impoverite di ossigeno, possono sviluppare insufficienza cardiaca. Nel 2024, il 91% dell’oceano globale ha sperimentato almeno un’ondata di calore marino.
Il moltiplicatore di rischio
Secondo il rapporto, l’intensità del caldo estremo raddoppia con un riscaldamento globale di 2°C e quadruplica con 3°C rispetto a un aumento medio di 1,5°C. Il pericolo non dipende solo dagli impatti diretti, ma anche dal ruolo del caldo come moltiplicatore di rischio: amplifica lo stress idrico, innesca siccità improvvise, aumenta la probabilità di incendi boschivi e favorisce la diffusione di parassiti e malattie.
Le siccità improvvise sono spesso innescate da eventi di caldo estremo che esauriscono l’umidità nel suolo e nella zona delle radici, lasciando conseguenze durature come suoli induriti con minore capacità di assorbire acqua e maggiore vulnerabilità all’erosione.

Il rapporto cita diversi casi di studio. Nella primavera del 2025, una parte della catena montuosa del Fergana in Kirghizistan ha registrato temperature di 30,8°C, circa 10 gradi sopra la norma, causando shock termico alle colture di frutta e grano, un’invasione di locuste, riduzione della capacità irrigua e un calo del 25% dei raccolti di cereali. Nel 2021, un’ondata di calore ha colpito oltre 3 milioni di km² in Nord America, con temperature di picco superiori di quattro deviazioni standard alla media, producendo forti cali di produzione nei frutteti e un drammatico aumento degli incendi boschivi.
Il rischio per i lavoratori agricoli
Il caldo estremo colpisce anche le persone. In ampie aree dell’Asia meridionale, dell’Africa subsahariana tropicale e di alcune regioni dell’America centrale e meridionale, i giorni in cui è semplicemente troppo caldo per lavorare nei campi potrebbero arrivare fino a 250 all’anno, con conseguenze potenzialmente fatali per i lavoratori agricoli.
Il rapporto sottolinea la necessità di adeguare le pratiche di gestione agricola, potenziare i sistemi di allerta precoce e garantire accesso ai servizi finanziari e alla formazione per gli agricoltori nei Paesi a basso e medio reddito. Per proteggere il futuro dell’agricoltura e garantire la sicurezza alimentare globale, conclude il documento, servono solidarietà internazionale, volontà politica condivisa e una transizione decisa verso un futuro a basse emissioni di carbonio.