Il Mar Caspio si ritira: gli scienziati temono uno scenario alla Mar d’Aral
Il livello del Mar Caspio è sceso di 2,45 metri in trent’anni. Cambiamento climatico e prelievi umani accelerano il processo.
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Credits: Pixabay
NNuove isole stanno emergendo nel Mar Caspio settentrionale, rivelando porzioni di fondale mai emerse prima. È uno dei segnali più visibili di una trasformazione profonda che preoccupa gli scienziati: il più grande bacino idrico interno del pianeta si sta ritirando, e il settore nord-orientale lungo la costa del Kazakistan è quello più esposto. Alcuni ricercatori avvertono del rischio di uno scenario simile a quello del Mar d’Aral, il bacino scomparso in pochi decenni per effetto dell’uso agricolo dell’acqua.
Nuove isole sempre più grandi
Il volontario ambientale Daniyar Akimzhanov ha documentato negli ultimi quattro-cinque anni la comparsa di diverse nuove isole nella parte kazaka del Caspio, alcune con un’estensione di circa un chilometro di lunghezza e 200-300 metri di larghezza. L’ultima è stata individuata nei giorni scorsi vicino all’isola di Kulaly, durante un rilievo aereo.

La fauna selvatica ha già iniziato a raggiungere queste nuove porzioni di terra: Akimzhanov ha visto personalmente un cinghiale su una delle isole, mentre i lupi vi arrivano attraversando il ghiaccio in inverno.
I numeri del ritiro
Le osservazioni strumentali nel settore kazako mostrano che il livello del Mar Caspio è sceso da -26,82 metri nel 1996 a -29,27 metri nel 2025, un calo di 2,45 metri in tre decenni, pari a una media di 8-9 centimetri l’anno. A luglio 2026 il livello medio alla stazione di monitoraggio dell’isola di Kulaly ha toccato i -29,42 metri, il valore più basso dell’intero periodo di studio.
Tra il 2000 e il 2025, l’area coperta dall’acqua nella parte nord-orientale del Caspio è diminuita di circa 16.384 chilometri quadrati. Il settore settentrionale, con profondità medie di tre-sei metri e fondale a pendenza molto lieve, è particolarmente vulnerabile: anche riduzioni relativamente piccole del livello causano un arretramento considerevole della linea di costa.
Le cause: climate change e attività umane
Il Mar Caspio è alimentato per oltre l’80% dal fiume Volga, in Russia, e ha attraversato storicamente periodi di calo e di risalita del livello. Dagli anni Trenta al 1977 il livello scese di circa tre metri; nei due decenni successivi risalì di 2,5 metri, prima di avviare la fase di riduzione attuale.
Oggi, però, il cambiamento climatico e l’attività umana stanno alterando in modo strutturale il bilancio idrico del bacino. Gli studi più recenti collegano il calo soprattutto all’aumento dell’evaporazione dovuto all’innalzamento delle temperature regionali. Anche la diminuzione delle precipitazioni contribuisce, in misura minore. Sul fronte umano, dighe e prelievi idrici per irrigazione e altri usi riducono la quantità d’acqua che raggiunge il mare lungo tutti i fiumi che vi sfociano.
Il Kazakh Research Institute of the Caspian Sea, istituito nel settembre 2025 per volontà del presidente Tokayev, prevede che emergeranno ulteriori porzioni di fondale, ma non tutte diventeranno isole permanenti: il loro destino dipenderà dalla topografia del fondo, dalle onde e dalla dinamica futura del livello dell’acqua.