El Niño colpisce il Canale di Panama: transiti giornalieri ridotti per la siccità
La siccità legata al Niño riduce le riserve del lago Gatún, indispensabile per il funzionamento delle chiuse del Canale di Panama.
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IIl Canale di Panama deve di nuovo fare i conti con la siccità. A partire dal 16 settembre i transiti giornalieri scenderanno da 34 a 32, e a partire da ottobre scenderanno ulteriormente a una media di 29,5 al giorno, contro le 36 di agosto, una riduzione di circa il 18%.
La causa di questa importante riduzione dei transiti è la scarsità di piogge durante la stagione umida, imputata al fenomeno El Niño. L’Autorità del Canale ha già ridotto il limite di pescaggio a 14,63 metri, con un’ulteriore riduzione a 14,48 metri prevista per il 1° ottobre che potrebbe costringere le navi a ridurre i propri carichi.
Il problema è l’acqua dolce, non il mare
Il funzionamento delle chiuse del Canale dipende interamente dalle riserve del lago Gatún, alimentato dalle precipitazioni della regione. Le chiuse operano come ascensori d’acqua: riempiendosi permettono alle navi di salire circa 26 metri sopra il livello del mare, per poi ridiscendere sull’altro versante. Quando il livello del lago scende troppo, l’Autorità del Canale deve limitare i passaggi per garantire la sicurezza e preservare la risorsa idrica, che serve anche a fornire acqua potabile a una parte significativa della popolazione panamense.

Non è la prima volta che la siccità mette in crisi questa infrastruttura. Nel 2023 i transiti giornalieri erano stati ridotti da 38 a 22 navi, provocando lunghe code e spingendo molte aziende a cercare rotte alternative. Quest’anno, ad agosto, alcune navi hanno già atteso fino a 10 giorni per attraversare il Canale, mentre una compagnia avrebbe pagato circa 4 milioni di dollari per acquistare un passaggio prioritario tramite un sistema di aste.
Le ricadute sul commercio globale
Il Canale di Panama gestisce circa il 5-6% degli scambi marittimi mondiali e il 40% del traffico di container degli Stati Uniti, collegando il Mar dei Caraibi con l’Oceano Pacifico. Le restrizioni ai transiti rischiano di creare nuovi rallentamenti lungo una delle arterie più importanti del commercio globale, con effetti particolari sugli esportatori dell’America Centrale, in particolare il Guatemala, e possibili aumenti dei tempi di transito e dei costi di trasporto verso il Sud America. Secondo le associazioni di categoria, le spedizioni di zucchero, gomma, insetticidi e prodotti chimici sono tra quelle più esposte.
La crisi climatica entra nella logistica globale
La siccità del Canale è uno degli effetti di El Niño, il fenomeno climatico che altera precipitazioni, venti e pressioni atmosferiche in diverse aree del mondo. Secondo i dati del programma Copernicus, tra giugno e agosto numerosi Paesi dell’America Centrale e del nord del Sud America hanno vissuto il periodo più caldo mai registrato.

A complicare ulteriormente la situazione globale ci sono le tensioni geopolitiche legate al conflitto Iran-Usa e le difficoltà connesse allo Stretto di Hormuz, che hanno già aumentato i costi della logistica internazionale. Il caso del Canale di Panama ci mostra così un aspetto, spesso trascurato, della crisi climatica: i suoi effetti non riguardano solo temperature ed eventi estremi, ma possono arrivare a colpire le grandi infrastrutture da cui dipende il commercio mondiale.