Lo smart working riduce le emissioni del 75%: lo studio Banca d’Italia-ENEA
Una giornata in ufficio genera 4,1 kg di CO2 equivalente per ogni dipendente contro 1,1 kg dello smart working.
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LLavorare da casa produce emissioni di CO2 pari a circa un quarto di quelle generate da una giornata in ufficio. È il dato centrale di uno studio condotto dalla Banca d’Italia in collaborazione con l’ENEA, basato sulle risposte di oltre 4.200 dipendenti e finalizzato a monitorare l’impatto delle emissioni complessive di gas serra legate agli spostamenti casa-lavoro e ai consumi domestici nel 2024 rispetto ai livelli del 2019.
Ufficio vs smart working: il bilancio ambientale
Il confronto tra le due modalità lavorative è netto. Una giornata trascorsa in sede genera mediamente 4,1 kg di CO2 equivalente per dipendente, principalmente a causa del pendolarismo. Lavorare da casa comporta invece un’emissione media di 1,1 kgCO2e, che include i cosiddetti extra consumi domestici: il 63% è attribuibile al riscaldamento degli ambienti, il 29% al raffrescamento estivo e l’8% all’uso del computer e dell’illuminazione.
La distanza media casa-lavoro rilevata dallo studio è di 22,2 chilometri, percorsi in media in 42 minuti. Per i dipendenti in telelavoro prevalente, la distanza media per raggiungere l’ufficio sale a 78,4 chilometri, con un tempo medio di percorrenza di circa 87 minuti.
I mezzi più utilizzati sono il treno e l’auto privata, rispettivamente per il 39% e il 38% dei chilometri percorsi, mentre circa il 13% dei lavoratori si reca in ufficio esclusivamente a piedi. Le autovetture sono principalmente a gasolio o benzina (70%), seguite da ibride tradizionali (14%), Gpl o metano (10%), ibride plug-in (3%) ed elettriche (3%).

Qualità della vita e nuove abitudini
Oltre ai benefici ambientali, il lavoro ibrido sta influenzando le scelte di vita dei dipendenti. Il 12% ha preso in considerazione l’idea di spostare il proprio domicilio proprio grazie alla flessibilità concessa, motivando la scelta principalmente con una migliore qualità della vita.
I dati raccolti non servono solo al bilancio interno della Banca d’Italia — che applica un limite standard di 10 giorni al mese di lavoro a distanza — ma offrono a tutte le aziende italiane uno strumento metodologico per calcolare l’impatto ambientale del proprio personale. “Queste stime potranno diventare un riferimento anche per altre istituzioni e aziende, consentendo di valutare in modo più accurato le emissioni indirette di gas serra associate al lavoro da remoto dei propri dipendenti“, sottolinea il gruppo multidipartimentale ENEA che ha condotto l’indagine.
Il tema è tornato di attualità anche sul fronte energetico: l’International Energy Agency ha recentemente indicato il ricorso allo smart working tra le misure raccomandate per contenere la domanda di energia e mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi sui consumatori, nel contesto della crisi energetica legata al conflitto in Iran.