Microplastiche nei pesci del Pacifico: contaminazione anche nelle aree più remote
Quasi il 75% dei pesci campionati conteneva microplastiche, una percentuale superiore alla media globale stimata intorno al 49%.
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LL’inquinamento da plastica non risparmia nemmeno gli angoli più remoti del nostro pianeta. Un nuovo studio scientifico ha infatti rilevato la presenza di microplastiche in quasi un pesce su tre pescato nelle acque attorno a Fiji, Tonga, Tuvalu e Vanuatu, un triste risultato che conferma come la contaminazione marina sia ormai diffusa anche lontano dai grandi centri industrializzati.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS One e guidata dall’Università del Sud Pacifico, ha analizzato centinaia di esemplari appartenenti a numerose specie ittiche. I dati indicano che circa il 30% dei pesci esaminati conteneva microplastiche, un segnale chiaro di quanto la plastica dispersa nell’ambiente marino sia entrata stabilmente nella catena alimentare.
Microplastiche nei pesci del Pacifico, tante cause di contaminazione
Le cause di questa contaminazione sono diverse. Secondo i ricercatori, molte isole del Pacifico stanno vivendo una rapida crescita urbana senza disporre di sistemi adeguati di gestione dei rifiuti e delle acque reflue. Questa situazione favorisce la dispersione della plastica nell’ambiente marino. A ciò si aggiungono correnti oceaniche e traffici marittimi che contribuiscono al trasporto dei rifiuti anche verso aree relativamente isolate: il risultato è una pressione crescente su ecosistemi particolarmente fragili, come le barriere coralline, fondamentali per la biodiversità e per le economie locali.

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda proprio l’impatto sulle comunità costiere. In molte isole del Pacifico il pesce rappresenta una fonte primaria di nutrimento e di reddito, e la presenza diffusa di microplastiche solleva interrogativi sui possibili effetti sanitari a lungo termine. Le conseguenze dell’ingestione di microplastiche sull’uomo non sono ancora del tutto chiarite, ma diversi studi suggeriscono possibili rischi legati all’accumulo di sostanze chimiche tossiche associate ai frammenti plastici.
Microplastiche nel 75% dei pesci campionati alle isole Fiji
L’analisi ha preso in esame 878 pesci appartenenti a 138 specie diverse. Tra i Paesi coinvolti, le Fiji hanno mostrato i livelli di contaminazione più elevati: quasi il 75% dei pesci campionati conteneva microplastiche, una percentuale superiore alla media globale stimata intorno al 49%. Questo dato evidenzia quanto la gestione dei rifiuti e le condizioni locali possano influenzare significativamente l’entità del problema.
Alcune specie, come l’imperatore (Lethrinus harak) e la triglia linea punto (Parupeneus barberinus), presenti in tutti i territori analizzati, hanno mostrato livelli di contaminazione più alti nelle acque delle Fiji rispetto ad altre zone. Ciò suggerisce che fattori ambientali locali, come densità abitativa, turismo o infrastrutture di smaltimento insufficienti, possano incidere sulla diffusione delle microplastiche.

Interessante anche il ruolo delle abitudini alimentari dei pesci. Lo studio evidenzia che le specie associate alle barriere coralline e ai fondali marini risultano più esposte rispetto a quelle che vivono in mare aperto o nelle lagune. In particolare, i pesci che si nutrono di invertebrati o che cercano prede tra rocce e sedimenti hanno mostrato tassi di contaminazione più elevati, probabilmente perché ingeriscono più facilmente particelle plastiche depositate sul fondo.