Record di dighe rimosse in Europa: nel 2024 abbattuti 542 ostacoli fluviali per ridare vita ai fiumi

Il rapporto di Dam Removal Europe rivela che il numero di rimozioni di dighe in Europa è cresciuto dell’11% rispetto all’anno precedente.

Record di dighe rimosse in Europa: nel 2024 abbattuti 542 ostacoli fluviali per ridare vita ai fiumi

NNel 2024 l’Europa ha segnato un importante record per il ripristino dei suoi fiumi: ben 542 barriere artificiali tra dighe, chiuse, canalizzazioni e sbarramenti sono state rimosse, segnando un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal nuovo rapporto pubblicato da Dam Removal Europe, coalizione di organizzazioni impegnate nella liberazione dei corsi d’acqua. Il dato rappresenta un importante progresso verso gli obiettivi fissati dal regolamento UE per il ripristino della natura, che impone di riportare almeno 25.000 chilometri di fiumi europei a uno stato di libero flusso entro il 2030.

Con oltre 1,2 milioni di barriere fluviali censite, i fiumi europei sono oggi i più frammentati al mondo. Molte di queste strutture e dighe sono obsolete, piccole (il 65% è alto meno di 2 metri) e facilmente rimovibili, ma hanno un impatto ambientale profondo: ostacolano la biodiversità, peggiorano la qualità dell’acqua e aumentano il rischio di alluvioni. Studi scientifici mostrano infatti che la frammentazione dei fiumi è una delle principali cause del crollo della popolazione di pesci migratori d’acqua dolce, diminuita del 75% dal 1970.

I Paesi più attivi nel 2024 sono stati Finlandia (138 rimozioni), Francia (128), Spagna (96), Svezia (45) e Regno Unito (28). L’Italia figura nel rapporto con il caso del fiume Giovenco, in Abruzzo, dove la rimozione di cinque sbarramenti ha permesso a 11 chilometri di corso d’acqua di tornare a scorrere liberamente dopo decenni. Anche Belgio, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Repubblica Ceca e Turchia hanno avviato interventi, alcuni per la prima volta.

Questi interventi non solo liberano i fiumi dalle dighe e da altri ostacoli, ma ripristinano habitat essenziali, migliorano l’ossigenazione dell’acqua e favoriscono la risalita dei pesci verso le zone di riproduzione. Nei bacini belgi di Rulles e Anlier, ad esempio, la sostituzione di 11 canaletti con ponti ha permesso di proteggere la margaritifera, una rara cozza d’acqua dolce a rischio estinzione. Un progetto su vasta scala è in corso nella valle del fiume Torne, tra Svezia e Finlandia, dove quasi 400 barriere saranno eliminate.

Record di dighe rimosse in Europa
© Pixabay

Secondo Jelle de Jong, direttore di WWF Paesi Bassi, i risultati del 2024 dimostrano che sempre più comunità e governi stanno riconoscendo il valore ecologico e climatico dei fiumi liberi. “Fiumi sani e liberi sono fondamentali per adattarsi alla crisi climatica e per favorire la biodiversità”, ha dichiarato.

Il Regolamento UE per la restaurazione della natura, entrato in vigore il 18 agosto 2024, rappresenta una svolta storica: gli Stati membri dovranno ora presentare, entro metà 2026, un piano dettagliato per contribuire all’obiettivo comune. La sfida è ambiziosa ma possibile, e i dati raccolti da Dam Removal Europe suggeriscono che l’Europa si sta muovendo nella giusta direzione.

Perché rimuovere le barriere fluviali è una scelta efficace (e vantaggiosa)

La rimozione delle barriere è una delle misure di ripristino ambientale più economiche e immediate. Oltre a riattivare gli ecosistemi, migliora la qualità dell’acqua, mitiga i rischi idraulici e crea nuove opportunità economiche per le comunità locali, ad esempio nel turismo fluviale e nella pesca sostenibile.

Il rapporto del 2024 sottolinea anche l’importanza di un’informazione corretta: la coalizione DRE ha smentito notizie fuorvianti, come quelle che attribuivano all’abbattimento delle dighe la causa dell’alluvione di Valencia. I dati scientifici dimostrano invece che le rimozioni sono gestite con attenzione e basate su valutazioni ambientali dettagliate.

Il cammino verso fiumi più liberi in Europa è appena cominciato, ma i risultati raggiunti dimostrano che la direzione intrapresa è quella giusta. E l’Italia, con progetti mirati e una maggiore sensibilità ambientale, può giocare un ruolo da protagonista.

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