La Danimarca vuole vietare i “polli turbo” e chiede il divieto anche a livello europeo

Dopo l’inchiesta di TV2 su un allevamento, il ministro Rabjerg Madsen annuncia il lavoro per un bando nazionale dei “polli turbo”.

La Danimarca vuole vietare i “polli turbo” e chiede il divieto anche a livello europeo

LLa Danimarca potrebbe diventare il primo Paese al mondo a vietare per legge l’allevamento dei cosiddetti polli turbo, animali selezionati geneticamente per raggiungere il peso di macellazione nel minor tempo possibile. Lo ha annunciato il ministro danese per la Natura e il Benessere animale, Christian Rabjerg Madsen, che intende promuovere un divieto anche a livello europeo. “Voglio lavorare per un divieto nazionale, ma è chiaro che la questione deve essere esaminata sia dal punto di vista giuridico sia da quello economico“, ha dichiarato all’emittente TV2. Per il momento non esiste ancora un divieto, ma la proposta sta raccogliendo consensi trasversali tra i partiti.

L’inchiesta che ha acceso il dibattito

A riaccendere la polemica è stata un’inchiesta di TV2, con immagini riprese di nascosto in un allevamento nello Jutland settentrionale. Secondo il documentario, il produttore Christian Tvergaard avrebbe lasciato i polli al buio per sole tre ore al giorno, anziché le sei previste dalla legge danese, per prolungare le ore di alimentazione e accelerare l’aumento di peso. L’allevatore ha ammesso di aver commesso errori: “Non ci sono scuse, ma posso imparare e correggere“, ha dichiarato, spiegando di aver modificato il programma di illuminazione e le procedure di gestione.

Cosa sono i polli turbo

Al centro della controversia c’è la Ross 308, la linea genetica più diffusa negli allevamenti avicoli danesi: raggiunge circa 2 chili in 33 giorni, mentre le razze a crescita più lenta impiegano tra 46 e 63 giorni. Una crescita così accelerata può causare problemi alle zampe, difficoltà motorie e alterazioni a ossa e organi interni.

La Danimarca vuole vietare i "polli turbo"
© Credits: Pixabay

Secondo Eurogroup for Animals, il 95% dei polli allevati nell’UE proviene da sistemi intensivi. “Le razze a crescita rapida sono predisposte alla sofferenza, con corpi che crescono così in fretta da reggersi a malapena sulle zampe”, ha dichiarato la CEO Reineke Hameleers. Britta Riis, di Animal Protection Denmark, ha definito i polli turbo il risultato di una “forma di allevamento profondamente non etica e grottesca” e chiede che tutti i polli siano allevati per almeno 56 giorni, come nel biologico.

Il nodo delle importazioni

La proposta solleva interrogativi sull’impatto economico. Klement Hinkbøl Ribergaard, CEO del produttore Danpo, avverte che vietare solo la produzione nazionale, lasciando liberi negozi e ristoranti di acquistare polli importati allevati con gli stessi metodi, non gioverebbe al benessere animale. Per questo il governo punta a coinvolgere Bruxelles per introdurre regole comuni per l’intero mercato. In Norvegia, intanto, l’industria avicola si è impegnata ad abbandonare la linea Ross 308 entro la fine del 2027, senza un divieto per legge.

Il benessere animale è un tema centrale nel dibattito danese: l’allevamento dei suini ha dominato le ultime elezioni, tanto da farle ribattezzare “elezioni del maiale”. Il Paese cesserà inoltre l’allevamento di visoni entro agosto 2029, avendo rinunciato a chiedere deroghe al divieto europeo.

E in Italia?

In Italia il confronto sugli allevamenti intensivi segue una direzione diversa. Dopo le inchieste di Food for Profit, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida nel 2024 ha criticato una “criminalizzazione generalizzata” degli allevatori, mentre l’opposizione ha chiesto interventi più incisivi: ad aprile 2026 la deputata Pd Eleonora Evi ha presentato un’interrogazione dopo un’inchiesta di Report sulla filiera avicola. Ad agosto, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati hanno sollevato dubbi sui finanziamenti del documentario, chiedendo chiarimenti alla Rai su possibili conflitti d’interesse.

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