OMM: nel 2025 CO2, metano e protossido di azoto ai massimi storici
Il ritmo di aumento della CO2 è triplicato rispetto agli anni ’60. Nuovo record anche per l’esafluoruro di zolfo.
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LLe concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno raggiunto un nuovo record nel 2025. Lo certifica l’ultimo Greenhouse Gas Bulletin dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), pubblicato il 27 ottobre. La concentrazione media globale di CO₂ ha toccato 426,8 parti per milione (ppm), pari al 153% del valore di riferimento preindustriale del 1750.
“Un altro anno, un altro record. Le emissioni di gas serra stanno trattenendo una quantità di calore senza precedenti nell’atmosfera, portando a condizioni meteorologiche sempre più estreme e aumentando i rischi per le nostre economie e società“, ha dichiarato Ko Barrett, vice segretaria generale dell’OMM.
La crescita della CO2 accelera
Il ritmo di aumento delle concentrazioni di CO₂ è triplicato rispetto agli anni Sessanta: da una media annua di 0,8 ppm si è passati a 2,4 ppm nel decennio 2011-2020. Tra il 2024 e il 2025 l’incremento è stato di 2,8 ppm, superiore alla media dell’ultimo decennio ma leggermente inferiore al picco registrato tra il 2023 e il 2024. Il lieve rallentamento è legato al recupero della capacità di assorbimento del carbonio da parte degli ecosistemi terrestri dopo che El Niño 2023-2024 aveva intensificato siccità e incendi, riducendo l’efficienza della biosfera.

“Un aumento annuo di 2,8 ppm è comunque un’aggiunta significativa di carbonio nell’atmosfera dalla combustione dei combustibili fossili“, ha precisato Oksana Tarasova, senior scientific officer dell’OMM, avvertendo che per il 2026 si prevede un ulteriore aumento, alimentato dalle emissioni fossili e dal possibile sviluppo di un nuovo intenso episodio di El Niño, con conseguenze sulla capacità degli ecosistemi di assorbire CO2.
I gas della transizione energetica sotto osservazione
Il report richiama l’attenzione su due sostanze legate al sistema energetico. L’esafluoruro di zolfo, usato soprattutto nelle apparecchiature elettriche, ha un potenziale di riscaldamento globale su 100 anni circa 24.300 volte superiore a quello della CO₂ e una permanenza nell’atmosfera superiore a mille anni: nel 2025 il suo aumento ha raggiunto un nuovo record.

L’idrogeno, pur non essendo propriamente un gas serra, può influenzare la chimica atmosferica e contribuire al riscaldamento; la sua concentrazione è aumentata del 5,3% tra il 2010 e il 2024 e le eventuali perdite durante produzione, trasporto e stoccaggio sono un aspetto da monitorare.
Secondo l’OMM, è fondamentale controllare queste sostanze per evitare che gli effetti indiretti delle infrastrutture energetiche compromettano i benefici attesi dalla decarbonizzazione.