Incendi, 440 milioni di persone minacciate in 20 anni: l’allarme dello studio su Science
Uno studio mostra una netta crescita, in appena 20 anni, dell’esposizione della popolazione mondiale ai rischi legati agli incendi.
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CChe il riscaldamento globale alimenti eventi meteorologici estremi e incendi devastanti non è più un’ipotesi, ma una certezza scientifica. Numerosi studi, compresi i rapporti dell’Ipcc, hanno dimostrato come le ondate di calore sempre più intense e le prolungate siccità creino le condizioni ideali per il divampare dei roghi. Comprendere l’aumento dei rischi legati agli incendi è fondamentale per valutare la portata della crisi climatica e l’urgenza di agire per contenerla.
440 milioni di persone minacciate dagli incendi
Uno studio pubblicato sulla rivista Science il 21 agosto 2025 ha analizzato l’esposizione della popolazione mondiale agli incendi tra il 2002 e il 2021. I dati rivelano che in soli vent’anni i roghi hanno minacciato 440 milioni di persone, pari alla popolazione dell’Unione Europea. Nel medesimo periodo, il rischio è aumentato del 40%, mentre i giorni con condizioni meteorologiche estreme sono cresciuti del 54%.
Il paradosso è evidente: sebbene la superficie forestale globale distrutta dal fuoco sia diminuita del 26%, la popolazione esposta agli incendi è aumentata sensibilmente. Questo perché urbanizzazione e crescita demografica spingono sempre più comunità a insediarsi in aree ad alto rischio.
Africa la più colpita, ma l’Europa è la più densa
Secondo i ricercatori, l’Africa concentra l’86% delle esposizioni, in particolare in Repubblica Democratica del Congo, Sudan del Sud, Mozambico, Zambia e Angola. Qui l’espansione dell’agricoltura commerciale porta le popolazioni a vivere nel cuore delle savane, che ospitano quasi due terzi degli incendi mondiali.
In Europa, Nord America e Australia il numero di persone colpite rappresenta meno del 2,5% del totale, ma il Vecchio Continente registra la densità più elevata, poiché i roghi colpiscono aree densamente popolate. In Francia, ad esempio, le politiche di prevenzione hanno dimezzato le superfici bruciate rispetto agli anni Ottanta, ma la popolazione è oggi più esposta che in passato, a causa della maggiore copertura forestale e dell’urbanizzazione ai margini dei boschi.
Un impatto devastante sulla salute
Gli incendi non distruggono solo ecosistemi, ma anche vite umane. Ogni anno i fumi tossici emessi provocano 1,53 milioni di morti premature, aggravando i problemi sanitari in tutto il mondo. Gli incendi estremi, pur rappresentando una minoranza dei focolai, sono quelli che causano i danni maggiori: il 50% delle popolazioni esposte e lo 0,01% delle aree distrutte è legato a roghi di altissima intensità.
Oltre al clima, un ruolo determinante lo hanno le attività umane. Lo studio evidenzia che l’84% degli incendi negli Stati Uniti e oltre il 90% in Europa mediterranea è causato da comportamenti dolosi o accidentali. Un dato che sottolinea quanto prevenzione e gestione responsabile del territorio siano cruciali.
La prevenzione come arma contro i roghi
Gli esperti avvertono che la stagione degli incendi è ormai sempre più lunga e intensa. Per ridurre i rischi, servono politiche integrate: limitare l’urbanizzazione nelle aree sensibili, favorire la manutenzione dei boschi con il diradamento della vegetazione, creare accessi sicuri per i vigili del fuoco, promuovere l’uso di materiali resistenti come la pietra per le abitazioni. Ma soprattutto, la chiave resta una: contenere il riscaldamento globale rispettando gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
L’aumento esponenziale delle condizioni favorevoli agli incendi estremi mostra quanto la crisi climatica sia già parte delle nostre vite. Senza un cambiamento radicale, milioni di persone continueranno a essere minacciate ogni anno, con costi umani, ambientali ed economici sempre più alti. La lotta agli incendi non è quindi solo un tema di gestione emergenziale, ma una sfida globale che intreccia ambiente, salute e sicurezza.