Argentina, Milei smonta la legge sui ghiacciai: via libera alle attività estrattive nelle aree periglaciali
La riforma approvata dal Senato dell’Argentina a febbraio riduce le tutele in vigore dal 2010. Ecco cosa cambierà nel paese guidato da Milei.
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IIl governo argentino guidato da Javier Milei ha approvato una riforma controversa della legge sui ghiacciai, ridimensionando le protezioni ambientali introdotte nel 2010 e aprendo alla possibilità di attività minerarie e di estrazione di idrocarburi nelle zone periglaciali. Il provvedimento, presentato al Congresso alla fine del 2025 e approvato dal Senato a febbraio, ha suscitato la reazione di organizzazioni ambientaliste, comunità scientifica internazionale e relatori delle Nazioni Unite.
Argentina, cosa prevedeva la legge originale
La normativa del 2010 era considerata tra le più avanzate in America Latina: riconosceva i ghiacciai e gli ambienti periglaciali come riserve strategiche di acqua dolce – fondamentali per il consumo umano, l’agricoltura, la biodiversità e la ricerca scientifica – e li dichiarava beni pubblici essenziali, vietando attività estrattive, installazioni industriali e scarichi inquinanti.

Secondo la Fundación Ambiente y Recursos Naturales, l’Argentina conta circa 17.000 ghiacciai che alimentano 36 bacini idrici su oltre un milione di chilometri quadrati. Riserve che nell’ultimo decennio si sono già ridotte del 17% anche per effetto del cambiamento climatico.
Cosa cambierà con la riforma
Il nuovo testo introduce un approccio selettivo: la protezione non sarà più generalizzata, ma limitata ai ghiacciai e alle aree periglaciali che dimostrino un “contributo idrico rilevante e verificabile“. Saranno le province – e non più lo Stato federale – a identificare le zone da tutelare e ad autorizzare eventuali attività economiche. La valutazione ambientale strategica non sarà più automatica, ma richiesta solo se ritenuta necessaria dalle autorità locali.
La riforma riduce anche il ruolo dell’Instituto Argentino de Nivología, Glaciología y Ciencias Ambientales, che passerà da funzioni di monitoraggio attivo a compiti più limitati di registrazione. Il risultato pratico è che ogni provincia potrà applicare criteri propri, autorizzando progetti estrattivi in aree periglaciali considerate non essenziali per l’approvvigionamento idrico.
Le reazioni dall’Argentina e non solo
L’approvazione della riforma ha scatenato proteste a Buenos Aires, con centinaia di manifestanti in piazza contro quello che i movimenti ambientalisti definiscono un rischio di privatizzazione delle risorse naturali. Attivisti di Greenpeace hanno scalato la Statua della Repubblica davanti al Parlamento srotolando uno striscione con la scritta: “Deputati, non tradite gli argentini. La legge sui ghiacciai non si tocca“.

Quattro relatori delle Nazioni Unite hanno inviato una comunicazione ufficiale al governo di Buenos Aires, esprimendo forte preoccupazione per il possibile impatto della riforma sui diritti umani e sulla lotta al cambiamento climatico. Il timore condiviso da molte organizzazioni è che l’allentamento delle tutele apra la strada a nuove attività estrattive in aree cruciali per la disponibilità idrica, proprio mentre la crisi climatica rende questi ecosistemi sempre più fragili. L’esecutivo, però, ha difeso il provvedimento come strumento per favorire lo sviluppo economico e attrarre investimenti.