Qualità dell’aria, molte città italiane hanno già superato i limiti annuali nel primo trimestre 2026
Il monitoraggio del progetto “Cambiamo aria” su 27 città: Milano, Verona e Modena in testa per sforamenti di PM10.
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NNei primi tre mesi del 2026, numerose città italiane hanno già raggiunto o superato il numero massimo di sforamenti dei limiti di qualità dell’aria consentiti su base annuale. È quanto emerge dall’aggiornamento del progetto “Cambiamo aria”, promosso da ISDE Italia insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile e alla Clean Cities Campaign, basato sui dati di 58 centraline distribuite in 27 città.
PM10: limiti annuali già bruciati a marzo 2026
I dati sul particolato grossolano (PM10) mostrano una situazione già critica. A Milano, nella centralina di viale Marche, si contano 48 giorni con concentrazioni superiori a 45 µg/m³ e 41 oltre il limite attuale di 50 µg/m³, un valore che supera ampiamente il massimo annuo previsto dalla futura normativa europea. Verona registra 43 giorni oltre i 45 µg/m³ e 40 sopra il limite attuale; Modena 40 e 35 rispettivamente.

Ma il problema è diffuso su tutta la Pianura Padana: anche Torino, Padova, Brescia, Venezia, Vicenza, Parma, Bergamo e Bologna hanno già consumato, entro fine marzo, il contingente annuale di sforamenti consentito dalla direttiva europea. Rispetto alle soglie più stringenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – fissate a un massimo di 4 giorni l’anno – il limite risulta superato in tutte le città monitorate.
PM2,5: esposizione prolungata al Nord
Ancora più allarmante è la situazione per il PM2,5, il particolato fine considerato il più pericoloso per la salute in quanto capace di penetrare in profondità nei polmoni. In città come Padova, Milano, Torino, Brescia e Modena si registrano già oltre 30 giorni con valori superiori a 25 µg/m³, superando il limite annuo previsto dalla direttiva europea. Se si applicano le soglie raccomandate dall’OMS, in diverse città del Nord i giorni di superamento raggiungono quota 60 su 90 disponibili nel trimestre, segnalando un’esposizione cronica e prolungata della popolazione.

Il biossido di azoto, legato principalmente alle emissioni del traffico veicolare, mostra criticità che si estendono anche al Centro-Sud. A Palermo, Torino, Genova, Milano e Napoli il tetto annuale di superamenti previsto dalla normativa europea è già stato raggiunto o superato entro marzo. Rispetto ai limiti OMS, città come Roma, Catania, Bergamo, Vicenza e Verona registrano oltre 80 giorni sopra la soglia su 90 disponibili. Soltanto Reggio Calabria rimane al di sotto del limite annuale raccomandato.
Pianura Padana, le condizioni peggiori dell’aria
Le criticità più acute si concentrano nel Nord Italia e nella Pianura Padana, dove le condizioni meteorologiche invernali – scarsa ventilazione e inversioni termiche – impediscono la dispersione degli inquinanti, aggravando l’accumulo di polveri sottili nei mesi più freddi.
I dati del primo trimestre 2026 confermano una distanza strutturale tra la situazione reale delle città italiane e gli obiettivi fissati dalle normative europee e dalle raccomandazioni sanitarie internazionali, evidenziando la necessità di interventi più incisivi sulla riduzione delle emissioni in ambito urbano.