Acqua piovana sui tetti contro il caldo urbano: lo studio dell’Università di Manchester
Un sistema di raccolta e spruzzatura automatica dell’acqua piovana sulle coperture degli edifici potrebbe ridurre le temperature urbane.
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Credits: Pixabay
LL’acqua piovana raccolta sui tetti potrebbe diventare un’arma strategica contro le ondate di calore urbane. Un nuovo studio dell’Università di Manchester, pubblicato sulla rivista scientifica Earth’s Future, ha modellato un sistema che accumula l’acqua piovana dai tetti e la spruzza automaticamente sugli edifici quando le temperature superano determinate soglie, riducendo la necessità di aria condizionata e abbassando le temperature della città.
Come funziona e cosa ha trovato la ricerca
Utilizzando Tokyo come caso studio, i ricercatori hanno scoperto che i tetti più freschi trasferiscono meno calore all’interno degli edifici, riducendo la domanda di raffrescamento artificiale e quindi i consumi energetici. Meno aria condizionata significa anche meno calore disperso nell’ambiente urbano: un doppio effetto che, secondo i ricercatori, potrebbe ridurre le temperature cittadine, diminuire il numero di giorni di ondata di calore e attenuare l’intensità degli eventi estremi.

Un dato controintuitivo emerge dallo studio: il momento di attivazione degli irrigatori – ad esempio, quando il tetto raggiunge una certa temperatura – ha un impatto maggiore rispetto alla dimensione del serbatoio o alla quantità d’acqua erogata. Serbatoi molto grandi offrono solo “modeste riduzioni aggiuntive” dei consumi energetici, mentre applicare più acqua non porta necessariamente a un maggiore raffrescamento, perché parte di essa rimane sul tetto invece di evaporare.
“Le città di tutto il mondo stanno affrontando sfide crescenti legate al caldo estremo“, ha dichiarato il dottor Zhonghua Zheng, autore principale dello studio. “L’aria condizionata può aiutare a proteggere le persone, ma consuma grandi quantità di energia e rilascia ulteriore calore nell’ambiente urbano. Il nostro studio mostra che raccogliere l’acqua piovana dai tetti e usarla strategicamente per il raffreddamento potrebbe essere un modo pratico per ridurre sia la domanda energetica sia le temperature urbane“. I benefici, aggiunge Zheng, diventano “ancora maggiori durante gli anni più caldi”.
Il problema dell’aria condizionata
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), il raffrescamento degli spazi – principalmente aria condizionata – ha consumato circa 2.100 terawattora nel 2022, pari al 7% dell’elettricità mondiale. Gli esperti avvertono che il numero di impianti di aria condizionata potrebbe triplicare nei prossimi trent’anni, raggiungendo 5,5 miliardi di installazioni, aumentando la pressione sulle reti elettriche e le emissioni di gas serra.

Il problema non riguarda solo i consumi: i refrigeranti comunemente usati, come gli idrofluorocarburi (HFC), sono gas serra potentissimi, capaci di intrappolare migliaia di volte più calore nell’atmosfera rispetto alla CO₂. L’UE e il Regno Unito stanno eliminando progressivamente questi gas a favore di refrigeranti naturali come il propano o la CO₂, ma il processo è complesso. Il calore scaricato all’esterno dagli impianti contribuisce inoltre all’effetto isola di calore urbana, amplificando il problema nelle città già più dense e calde.
I tetti bianchi come alternativa complementare
Uno studio del 2024 firmato da UCL e Università di Exeter aveva già analizzato l’effetto dei cosiddetti “tetti freddi” – tetti verniciati di bianco o con colori riflettenti – sulla temperatura di Londra durante l’estate del 2018, una delle più calde mai registrate in città. Se i tetti freschi fossero stati ampiamente installati, la città avrebbe potuto raffrescarsi di circa 0,8°C in media. “Se adottati su larga scala, i tetti freschi possono ridurre significativamente la temperatura al suolo di una città“, ha dichiarato il dottor Charles Simpson dell’UCL Bartlett School.