Corvo spegne le luci per salvare le berte: cinque notti di blackout volontario alle Azzorre
Gli abitanti dell’isola delle Azzorre rinunciano all’illuminazione per permettere ai piccoli di berta maggiore di orientarsi verso l’oceano.
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OOgni anno, per cinque notti consecutive, l’isola di Corvo, la più piccola e settentrionale dell’arcipelago delle Azzorre, in Portogallo, si immerge nel buio totale. Dal 26 al 30 ottobre i suoi 450 abitanti circa spengono i lampioni, fermano le automobili e chiudono le imposte delle finestre per evitare che qualsiasi luce possa fuoriuscire. L’obiettivo è uno solo: permettere ai piccoli di berta maggiore atlantica, un uccello marino endemico dell’Atlantico, di trovare la strada verso il mare senza essere disorientati dall’illuminazione artificiale.
Il problema: l’inquinamento luminoso che uccide
Le berte trascorrono i primi tre mesi di vita nel nido prima di tentare il primo volo verso l’oceano, orientandosi con la luce delle stelle. Ma i lampioni, i fari delle auto e le luci delle abitazioni le ingannano, facendole precipitare tra le strade del villaggio invece di volare verso il mare. Il fenomeno fu notato per la prima volta nel 1991, quando la comunità locale si accorse di numerosi esemplari riversi al suolo senza vita, e si ripeté ogni anno su scala crescente.

I dati raccolti dall’organizzazione portoghese per la protezione degli uccelli, SPEA, indicano che ogni anno nella macroarea regionale delle Azzorre morivano circa 1.100 uccelli marini per effetto dell’inquinamento luminoso. I biologi stimavano che ogni autunno circa il 6% dei giovani esemplari nati da pochi mesi precipitasse nell’entroterra delle isole. Il problema è di dimensioni globali: l’85% della popolazione mondiale di berta maggiore atlantica nidifica nelle scogliere e coste ripide delle Azzorre e di Madeira.
Dal soccorso al blackout
La risposta della comunità è stata progressiva. Fin dagli anni ’90 gli abitanti di Corvo hanno iniziato a vagare di notte per le strade buie con scatole di cartone per raccogliere i piccoli caduti, tenerli al riparo fino al giorno successivo e poi rilasciarli da una scogliera vicina all’oceano. Nel 1995 il governo delle Azzorre ha lanciato la campagna “SOS Cagarro” per estendere l’iniziativa a tutto l’arcipelago. Negli anni successivi si è unita anche la SPEA, rafforzando le attività di soccorso.

L’ultimo tassello è arrivato nel 2019: il blackout volontario totale dell’isola, durante il quale dopo il tramonto i lampioni rimangono spenti, le automobili non circolano e le abitazioni oscurano completamente le finestre. Nell’oscurità illuminata solo dalle stelle, le berte si mettono in viaggio mentre i cittadini perlustrano i vicoli per soccorrere gli esemplari caduti.
I risultati e il messaggio
Dal 2015, la campagna ha permesso di salvare oltre 30mila pulcini di berta in tutto l’arcipelago delle Azzorre, di cui circa 6mila sull’isola di Corvo. Un sondaggio condotto dalla SPEA su 207 abitanti di Corvo ha registrato un sostegno unanime all’iniziativa.
“Questo sforzo collettivo è un esempio lampante di come la riduzione dell’inquinamento luminoso possa ripristinare l’equilibrio ecologico. Dimostra che anche piccoli cambiamenti possono influenzare significativamente la biodiversità“, ha dichiarato al Guardian il fotografo documentarista Andrea D Zanenga, che ha dedicato un progetto fotografico alla storia delle berte di Corvo: “Questo blackout intenzionale non è solo un atto di conservazione, ma un passo avanti verso lo sviluppo della capacità di coesistere con la natura senza sconvolgerne i ritmi“.
Corvo è ancora l’unica isola dell’arcipelago a praticare un blackout completo dell’illuminazione pubblica per guidare gli uccelli verso l’oceano.