Deforestazione Made in Italy: i consumi italiani mettono a rischio 31mila ettari di foresta l’anno

DDietro il caffè del mattino, il cioccolato, la borsa in pelle o il sapone che usiamo ogni giorno si nasconde una porzione di foresta tropicale distrutta da qualche parte nel mondo. I consumi italiani di sette prodotti ad alto rischio – olio di palma, carne e pelli bovine, soia, legno da piantagioni, cacao, caffè e

Deforestazione Made in Italy: i consumi italiani mettono a rischio 31mila ettari di foresta l’anno

DDietro il caffè del mattino, il cioccolato, la borsa in pelle o il sapone che usiamo ogni giorno si nasconde una porzione di foresta tropicale distrutta da qualche parte nel mondo. I consumi italiani di sette prodotti ad alto rischio – olio di palma, carne e pelli bovine, soia, legno da piantagioni, cacao, caffè e gomma naturale – hanno messo a rischio complessivamente 594.245 ettari di superficie forestale tra il 2005 e il 2023, un’estensione equivalente all’intera provincia di Roma. In media, oltre 31.000 ettari l’anno, pari quasi a due volte Milano.

È quanto documenta la seconda edizione del report Deforestation Made in Italy, realizzato dalla B Corp Etifor e dall’Università degli Studi di Padova, che misura ettaro per ettaro il rischio di deforestazione incorporata nelle filiere produttive italiane lungo catene di approvvigionamento che attraversano Indonesia, Brasile, Costa d’Avorio e Vietnam.

L’impatto climatico e sulla biodiversità del Made in Italy

Alla perdita di superficie forestale corrisponde un’emissione media annua di 9,45 milioni di tonnellate di CO₂, pari al 2,5% delle emissioni nazionali italiane del 2024, o alle emissioni generate da oltre 2 milioni di automobili in un intero anno. A livello individuale, ogni cittadino italiano mette a rischio 100 metri quadrati di foresta nel periodo considerato, pari a 5,2 m² all’anno.

Sul fronte della biodiversità, caffè, olio di palma e cacao sono i prodotti con l’impatto più elevato: circa 602-605 specie di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi risultano mediamente a rischio per ettaro di foresta convertita.

Nel confronto internazionale, l’Italia si colloca al ventesimo posto nel mondo per deforestazione incorporata totale e al terzo in Europa, alle spalle di Germania e Spagna. In termini pro capite sale al quattordicesimo posto globale e al terzo europeo.

I prodotti più impattanti

L’olio di palma è la filiera più devastante: 201.772 ettari messi a rischio nel periodo, circa un terzo del totale. Il rischio è concentrato per oltre il 95% in tre Paesi – Indonesia (85,2%), Malesia e Papua Nuova Guinea . e le emissioni associate rappresentano il 44,7% del totale CO₂ legato alla deforestazione italiana.

Carne e pelli bovine occupano il secondo posto con 106.021 ettari. Il Brasile è il paese più colpito (76,3% del rischio). Tra i settori coinvolti figurano non solo la filiera alimentare ma anche eccellenze del Made in Italy come pelletteria e moda. L’Italia è prima in Europa per rischio pro capite in questa categoria.

Brasile, sospesa la moratoria sulla soia
© Pixabay

La soia è terza con 91.551 ettari, concentrati in Brasile (47%), Argentina (32,3%) e Paraguay (14,4%). Il calo è significativo rispetto al 2005, ma l’impatto indiretto attraverso i mangimi per gli allevamenti italiani rimane rilevante.

Il legno e i suoi derivati (carta inclusa) si collocano al quarto posto con 77.897 ettari, con Cina e USA che coprono circa la metà del rischio. Il cacao segue con 72.647 ettari, dominato dalla Costa d’Avorio (63,5%), e ha raggiunto il picco nel biennio 2020-2021. Il caffè, forse il prodotto più associato all’identità italiana nel mondo, vale 29.765 ettari in 50 Paesi coinvolti: l’Italia è seconda in Europa per rischio assoluto. La gomma naturale è l’ultima categoria con 14.593 ettari.

Un trend positivo, ma insufficiente

Una nota positiva emerge dai dati: rispetto al 2005, il rischio di deforestazione incorporata si è ridotto complessivamente del 60%, con una diminuzione media annua del 5,5% tra il 2014 e il 2023. Un risultato attribuito soprattutto a iniziative volontarie di alcuni settori industriali e alle politiche europee.

I valori assoluti rimangono rilevanti e le responsabilità persistono“, avvertono i curatori del report Mauro Masiero e Giovanni Bausano, che chiedono la piena attuazione del Regolamento europeo contro la deforestazione (EUDR) entro dicembre 2026, senza ulteriori rinvii. Il report esprime perplessità sulla recente proposta della Commissione europea di escludere pelli e cuoio bovini dal campo di applicazione dell’EUDR: una scelta che sottrarrebbe alla regolamentazione una categoria che contribuisce al 2,5-5% del rischio di deforestazione globale, coinvolgendo anche comparti di eccellenza del manifatturiero italiano.

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