Giappone, emissioni nette sotto il miliardo di tonnellate per la prima volta: record storico nel 2024
Oggi in Giappone solare e nucleare superano il 30% del mix elettrico, ma i combustibili fossili coprono ancora il 68,5% della produzione.
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NNel 2024 le emissioni nette di gas serra del Giappone sono scese per la prima volta sotto la soglia di un miliardo di tonnellate, attestandosi a 994 milioni di tonnellate. È il minimo storico dall’inizio delle rilevazioni nel 1990, reso possibile sottraendo i 52,3 milioni di tonnellate assorbiti da foreste e altri pozzi naturali di carbonio alle emissioni lorde totali di 1,046 miliardi di tonnellate, anch’esse al livello più basso mai registrato, in calo dell’1,9% rispetto all’anno fiscale 2023. Lo ha comunicato il 14 aprile il Ministero dell’Ambiente giapponese, riferendosi all’anno fiscale 2024 terminato a marzo 2025.
Emissioni in Giappone, le cause del calo
Secondo il Ministero, la riduzione è stata possibile principalmente grazie al taglio delle emissioni nel settore manifatturiero e ai progressi nella decarbonizzazione del sistema elettrico. Energia rinnovabile e nucleare insieme hanno rappresentato più del 30% del mix di generazione elettrica del Paese. Il solare ha avuto un ruolo centrale: la sua quota è cresciuta di cinque volte dal 2014, arrivando al 10% della produzione totale e portando il Giappone al quarto posto mondiale per capacità installata.

In calo anche le emissioni di idrofluorocarburi (HFC), potenti gas serra impiegati come refrigeranti: scese del 4,8%, a 32,2 milioni di tonnellate, grazie al passaggio a refrigeranti meno impattanti e a migliori pratiche di smaltimento delle apparecchiature elettroniche.
Il punto di partenza: Fukushima
Il picco delle emissioni giapponesi risale al 2013, quando si toccarono 1,394 miliardi di tonnellate a seguito della chiusura dei reattori nucleari dopo il disastro di Fukushima. Da allora la riduzione cumulativa si è attestata intorno al 28,7%, un risultato significativo, ma ancora distante dagli obiettivi che il Paese si è prefissato.
Il Giappone punta a tagliare le emissioni del 46% rispetto ai livelli del 2013 entro l’anno fiscale 2030, con un traguardo “aspirazionale” del 50%, e alla neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia, secondo le analisi del Climate Action Tracker, per essere compatibile con una traiettoria di riscaldamento globale entro 1,5°C, il Paese dovrebbe ridurre le emissioni di oltre il 60%.

Le criticità strutturali rimangono rilevanti. Un funzionario del Ministero ha ammesso che il ritmo delle riduzioni è “leggermente rallentato”. I combustibili fossili nel 2024 hanno ancora coperto il 68,5% della produzione di energia. E, come sottolinea un’analisi di Ember, la quota di elettricità a basse emissioni di carbonio è in realtà diminuita negli ultimi vent’anni, passando dal 38,2% del 2000 al 31,5% del 2024.
Il ritardo più evidente riguarda l’eolico: con appena l’1% della produzione elettrica nel 2024, il Giappone è molto indietro rispetto alla media G7, dove l’eolico ha raggiunto l’11% del totale, un gap rilevante per un Paese con un grande potenziale tecnologico e una conformazione geografica favorevole allo sviluppo dell’eolico offshore.