Brasile, sospesa la moratoria sulla soia: a rischio la foresta amazzonica alla vigilia della Cop30
L’intesa sulla soia aveva permesso di frenare in maniera significativa la deforestazione amazzonica legata a questa coltura.
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AA meno di tre mesi dall’inizio della Cop30, che si terrà a novembre a Belém, nel cuore dell’Amazzonia, il Brasile ha deciso di sospendere uno degli accordi ambientali più efficaci degli ultimi vent’anni: la moratoria sulla soia. L’intesa, in vigore dal 2006, aveva permesso di frenare in maniera significativa la deforestazione amazzonica legata a questa coltura. La scelta dell’agenzia antitrust Cade, però, rischia ora di spalancare alla coltivazione un’area grande quanto il Portogallo, con effetti devastanti sugli ecosistemi e sulle politiche climatiche del Paese.
Cos’era la moratoria sulla soia?
L’accordo, nato quasi vent’anni fa, era frutto di una collaborazione tra agricoltori, ambientalisti e multinazionali come Cargill e McDonald’s. Stabiliva che nessuna soia proveniente da aree amazzoniche deforestate dopo il 2008 potesse entrare nelle catene di approvvigionamento, indipendentemente dalla legalità del disboscamento. Questo meccanismo di boicottaggio ha impedito la distruzione di circa 17.000 km² di foresta, permettendo al tempo stesso al Brasile di espandere la produzione di soia in altre aree.
La moratoria è stata a lungo considerata un caso di successo mondiale: ha migliorato la reputazione dei marchi internazionali, garantito trasparenza alle catene di fornitura e dimostrato che agricoltura ed ecosistemi forestali potevano convivere.
La decisione del Cade e le pressioni dell’agrobusiness
All’inizio di questa settimana, il Cade (Consiglio amministrativo per la difesa economica) ha ordinato ai principali commercianti di cereali – tra cui Bunge, Cargill, Louis Dreyfus e Cofco – di sospendere la moratoria entro dieci giorni, pena sanzioni economiche. Secondo il Cade, l’accordo avrebbe configurato pratiche anticoncorrenziali perché comportava la condivisione di informazioni commerciali sensibili tra le aziende.
Per gli ambientalisti, però, la decisione è il risultato delle forti pressioni politiche delle lobby dell’agrobusiness, in particolare dello stato del Mato Grosso, principale produttore di soia del Brasile. Qui, già lo scorso anno, erano stati revocati incentivi fiscali alle imprese che aderivano alla moratoria. L’associazione di categoria Aprosoja ha accolto la decisione definendola “storica” e accusando l’accordo di imporre “barriere commerciali ingiuste ai produttori”.
Le reazioni degli ambientalisti
Le critiche non si sono fatte attendere. Greenpeace Brazil ha parlato di un “terribile errore”, sottolineando che “senza la moratoria, la soia tornerà a essere uno dei principali motori della deforestazione amazzonica”. Per WWF, la scelta rischia di “seppellire ogni possibilità per il Brasile di raggiungere i suoi obiettivi climatici”.
“Fare a pezzi questo accordo alla vigilia dei colloqui sul clima invia il segnale completamente sbagliato al mondo”, ha dichiarato Tanya Steele, CEO di WWF-UK. Le organizzazioni ambientaliste esortano ora commercianti e aziende a continuare volontariamente ad applicare i principi della moratoria, per difendere sia la foresta che la propria reputazione internazionale.
Un imbarazzo politico per il governo Lula
La sospensione della moratoria arriva in un momento delicatissimo per il presidente Luiz Inácio Lula da Silva. La Cop30 avrebbe dovuto rappresentare la vetrina dei successi ambientali del Brasile, dopo anni in cui la deforestazione era aumentata sotto la presidenza Bolsonaro. Invece, questa decisione rischia di minare la credibilità del governo e di oscurare il vertice stesso.

Il colpo alla moratoria sulla soia si aggiunge ad altri provvedimenti controversi, come le leggi che indeboliscono la demarcazione delle terre indigene e il sistema di autorizzazioni ambientali. Gli osservatori parlano del “più grande arretramento in 40 anni” nelle politiche di tutela ambientale del Paese.
Il ruolo dei consumatori e dei mercati internazionali
Il Brasile è il primo esportatore mondiale di soia, gran parte della quale viene utilizzata come mangime per animali e pesci. Per questo, la scelta di sospendere la moratoria non avrà conseguenze solo in Amazzonia, ma anche nei mercati globali. Supermercati, aziende alimentari e consumatori in Europa e Nord America potrebbero trovarsi di fronte al dilemma di acquistare prodotti potenzialmente legati alla deforestazione.

In questo scenario, la pressione internazionale e la consapevolezza dei consumatori potrebbero rivelarsi decisive. Come sottolineano gli ambientalisti, il boicottaggio dei prodotti legati alla deforestazione resta uno degli strumenti più efficaci per difendere l’Amazzonia.
La sospensione della moratoria sulla soia rischia di cancellare quasi vent’anni di progressi nella lotta alla deforestazione. Se confermata, potrebbe aprire la strada a un’ondata di distruzione forestale in una regione già duramente colpita dal cambiamento climatico, dagli incendi e dalla pressione dell’agricoltura intensiva. Alla vigilia della Cop30, il segnale che arriva dal Brasile è drammatico: senza un’azione immediata, il polmone verde del Pianeta rischia di pagare un prezzo altissimo alle logiche del profitto.