Unequal Scenes: le immagini aeree che rivelano le disuguaglianze nel mondo

Le disuguaglianze sociali ed economiche sono spesso nascoste, ma basta uno sguardo dall’alto per coglierne tutta la drammaticità.

Unequal Scenes: le immagini aeree che rivelano le disuguaglianze nel mondo

LLe disuguaglianze sociali ed economiche sono spesso nascoste dietro muri, recinzioni e confini invisibili, ma basta uno sguardo dall’alto per coglierne tutta la drammaticità. È proprio questo il fulcro di Unequal Scenes, il progetto del fotografo Johnny Miller, che utilizza droni per catturare immagini che mostrano con estrema chiarezza la separazione tra ricchezza e povertà nelle città di tutto il mondo.

Le fotografie di Miller immortalano ville con piscina a pochi metri da baraccopoli fatiscenti, separate solo da una strada o da una sottile striscia di terra. Nello spazio occupato da un campo da tennis in un quartiere benestante, dall’altro lato possono trovarsi decine di abitazioni precarie, sovraffollate e prive di servizi essenziali. Questa visione dall’alto non lascia spazio all’immaginazione: la disuguaglianza è tangibile, strutturata e sistematica.

Un progetto per smascherare la normalizzazione della disuguaglianza
Johnny Miller ha avviato “Unequal Scenes” nell’aprile 2016 con l’obiettivo di sfidare la percezione comune e l’accettazione passiva delle disparità economiche. L’idea nasce dalla sua esperienza personale in Sudafrica, dove le differenze sociali sono particolarmente evidenti:

Dal momento in cui atterri a Città del Capo, sei circondato da baracche di lamiera. Devi attraversarle per circa dieci minuti in auto prima di raggiungere i quartieri più ricchi, dove vivono le persone privilegiate, me compreso“, ha dichiarato l’artista.

Unequal Scenes
© Unequal Scenes by Johnny Miller

Questa contrapposizione tra ricchezza e povertà non è un caso isolato, ma un fenomeno che si ripete in tutto il mondo. Le immagini aeree di Miller, scattate in luoghi come Johannesburg, Mumbai, Nairobi, New York e Rio de Janeiro, mostrano una realtà tanto evidente quanto inquietante: il divario tra chi ha tutto e chi non ha nulla è spesso pianificato e consolidato dalle strutture urbane.

“Le baraccopoli non sono sorte in modo spontaneo: sono il risultato di una segregazione economica e urbanistica ben precisa.”

Come vengono realizzate le fotografie aeree?

La realizzazione di “Unequal Scenes” richiede un lungo lavoro di ricerca e preparazione. Miller individua le aree più significative utilizzando dati demografici, mappe e notizie locali. Successivamente, utilizza Google Earth per pianificare i voli dei droni, tenendo conto di variabili fondamentali come le normative aeronautiche, la sicurezza, le condizioni meteo e l’illuminazione.

Unequal Scenes
© Unequal Scenes by Johnny Miller

L’angolazione delle immagini è altrettanto cruciale. Miller utilizza la tecnica della “nadir view”, una ripresa perpendicolare dall’alto che evidenzia i confini tra le diverse realtà sociali: fili spinati, strade, fiumi e spazi vuoti che separano fisicamente ricchi e poveri. Questa prospettiva rende la separazione ancora più evidente e scioccante.

Disuguaglianze nel mondo, un messaggio potente per il cambiamento

Le immagini di “Unequal Scenes” hanno ottenuto un vasto riconoscimento internazionale e sono state utilizzate in conferenze e lezioni accademiche per sensibilizzare sul tema della giustizia sociale. Il progetto è stato persino inserito nelle Global Urban Lectures, una serie di seminari realizzati dalle Nazioni Unite per promuovere uno sviluppo urbano più equo e sostenibile.

Miller cita l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama per riassumere il significato del suo lavoro: “Credo che la disuguaglianza sia la sfida fondamentale della nostra generazione“.

Le sue fotografie non offrono soluzioni immediate, ma pongono domande scomode e costringono gli spettatori a confrontarsi con una realtà che spesso viene ignorata o accettata come inevitabile. “Unequal Scenes” non è solo un progetto artistico, ma un potente strumento di denuncia sociale che ci obbliga a guardare in faccia le ingiustizie del mondo e a chiederci: possiamo davvero accettarle come parte della normalità?”

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