Spreco alimentare in Italia: meno cibo buttato nel 2025, ma il peso economico resta enorme

Secondo il rapporto, lo spreco alimentare domestico si attesta a 554 grammi pro capite a settimana, circa 64 grammi in meno rispetto al 2025.

Spreco alimentare in Italia: meno cibo buttato nel 2025, ma il peso economico resta enorme

IIn Italia si spreca ancora troppo cibo, anche se i dati più recenti mostrano un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente. Cresce infatti la consapevolezza del peso economico, sociale e ambientale dello spreco alimentare, ma il fenomeno continua a rappresentare una criticità significativa lungo tutta la filiera. A dirlo è il rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

L’indagine, condotta su un campione rappresentativo di 2.000 persone, evidenzia come i comportamenti stiano lentamente cambiando: i cosiddetti baby boomers risultano i meno spreconi, mentre la Generazione Z è quella che spreca di più, nonostante utilizzi sempre più strumenti digitali e soluzioni innovative per ridurre gli scarti. Frutta e verdura restano gli alimenti maggiormente sprecati, segno che esistono criticità strutturali nella filiera che non dipendono solo dalle scelte individuali.

Quanto cibo si spreca in Italia?

Secondo il rapporto, lo spreco alimentare domestico si attesta a 554 grammi pro capite a settimana, circa 64 grammi in meno rispetto al 2025. Si tratta senza dubbio di un segnale positivo, ma insufficiente per ridurre l’impatto complessivo del fenomeno, che nel 2026 vale oltre 13,5 miliardi di euro e supera i 5 milioni di tonnellate di cibo sprecato.

La quota più consistente riguarda le famiglie: lo spreco domestico vale 7,36 miliardi di euro e oltre 1,7 milioni di tonnellate, in calo di circa il 10,6% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, una parte rilevante delle perdite si verifica a monte della filiera, spesso per ragioni logistiche, commerciali o organizzative.

In agricoltura, invece, le perdite superano 1,29 miliardi di euro per oltre 2 milioni di tonnellate, con un aumento significativo rispetto all’anno precedente. L’industria alimentare registra circa 862,9 milioni di euro di sprechi, mentre la distribuzione arriva a quasi 4 miliardi di euro, pur mostrando una lieve diminuzione.

Le motivazioni dello spreco alimentare sono spesso legate all’organizzazione domestica e alla gestione degli acquisti. La causa principale riguarda la conservazione: il 38% degli italiani afferma che frutta e verdura finiscono per deteriorarsi dopo essere state riposte in frigorifero. Seguono la dimenticanza degli alimenti acquistati (33%) e il sovra-acquisto (28%).

Un dato interessante riguarda anche la percezione della qualità dei prodotti: per il 31% degli intervistati alcuni alimenti risultano già troppo vecchi al momento dell’acquisto, segnalando possibili inefficienze nella catena distributiva.

Consapevolezza in crescita, ma serve cambiare le abitudini

Nonostante le criticità, la sensibilità verso il tema appare molto diffusa. Il 94% degli italiani dichiara di prestare attenzione allo spreco alimentare, il 63% afferma di buttare cibo meno di una volta a settimana e l’88% cucina quotidianamente.

Secondo Waste Watcher, la vera sfida ora non è tanto aumentare la consapevolezza quanto trasformarla in comportamenti automatici. Migliorare la gestione del frigorifero, rendere più visibili gli alimenti deperibili e pianificare meglio gli acquisti sono azioni semplici ma decisive. Ridurre lo spreco alimentare, infatti, non significa solo risparmiare denaro: vuol dire diminuire l’impatto ambientale della produzione di cibo, contenere le emissioni di gas serra e contribuire a un sistema alimentare più equo e sostenibile. Un obiettivo che richiede l’impegno congiunto di cittadini, imprese e istituzioni.

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