Siccità globale, in Somalia 62mila sfollati: tre migrazioni su quattro causate dalla mancanza di piogge
L’allarme dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni: tre migrazioni su quattro in Somalia sono causate dalla siccità.
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QQuasi 62mila persone sono state costrette ad abbandonare le loro terre in Somalia a causa della siccità. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), che segnala come tre nuovi spostamenti su quattro siano ormai determinati dalla mancanza di precipitazioni, con un aumento del 22% rispetto all’anno scorso, “a conferma della crescente gravità del caos climatico”.
Allarme siccità: la situazione in Somalia
Le province più colpite sono cinque: Baidoa, Dayniile, Kahda, Diinsoor e Doolow, dove la situazione è definita “disastrosa”. Si prevede che altre 125mila persone debbano fuggire dalla siccità nel solo secondo trimestre del 2026. “Quando l’acqua scompare, quando i raccolti sono scarsi e mancano i mezzi di sussistenza, la sola opzione che resta è andarsene. Senza un’azione rapida, la siccità continuerà ad accrescere la vulnerabilità e ad aggravare la fame in tutta la Somalia”, ha dichiarato Manuel Pereira, capo-missione dell’OIM nel Paese.

Dal momento che le condizioni pluviometriche non accennano a migliorare, lo stato di degrado delle coltivazioni e degli allevamenti “dovrebbe intensificarsi ulteriormente nei mesi a venire”. I centri urbani nelle regioni limitrofe non sono in grado di fronteggiare l’aumento repentino della popolazione, costringendo decine di migliaia di persone a installarsi in zone informali con accesso estremamente limitato ai servizi di base.
Un’analisi condotta nella regione di Gedo ha evidenziato come numerosi profughi climatici siano costretti a percorrere lunghe distanze per raggiungere punti di distribuzione dell’acqua, con una crescente perdita di bestiame aggravata dalle condizioni di caldo estremo durante le marce. Un problema destinato a pesare anche in futuro: anche in caso di normalizzazione delle condizioni meteorologiche, le risorse a disposizione non sarebbero più sufficienti.
Europa: 156mila km² colpiti da siccità nel 2024
Il fenomeno non risparmia il continente europeo. Secondo un’analisi di Eurostat, nel 2024 più di 156mila chilometri quadrati di territorio dell’Unione europea sono stati colpiti dalla siccità. Sebbene il dato risulti inferiore rispetto ad annate drammatiche come il 2018 e il 2022, la tendenza complessiva è in aumento.

Una situazione particolarmente critica si registra nella Svizzera occidentale e nel nord del Ticino, dove il rischio di incendi forestali ha già raggiunto il livello 4 su 5, corrispondente a “grande pericolo”. In alcune zone, come la val Poschiavo e la val Bregaglia, le autorità hanno già imposto il divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto.
Himalaya e Corea del Nord
Sull’Himalaya la situazione è altrettanto allarmante. Fino alla fine di gennaio la neve non è caduta sull’intero stato indiano dell’Uttarakhand, mentre nell’Himachal Pradesh il 2025-2026 si è configurato come il sesto anno con meno precipitazioni della storia. Il deficit nevoso ha raggiunto il 40% nel Cachemire e il 70% nel Ladakh, mettendo a rischio le riserve idriche di un intero ecosistema — dall’agricoltura agli allevamenti fino alla produzione di piante medicinali — per tutte le regioni che dipendono dallo scioglimento delle nevi a monte.
Una grave siccità colpisce anche la Corea del Nord, dove l’agenzia di stampa governativa KCNA ha riferito di “una situazione anormale che persiste su gran parte del territorio, un fenomeno osservato raramente negli anni precedenti”, con lavoratori di diverse regioni impegnati a proteggere le colture.