Fiumi liberi, in Europa rimosse 603 barriere fluviali nel 2025: +11% rispetto all’anno precedente
Dal 2020 le rimozioni delle barriere fluviali sono sestuplicate. Ricollegati 3.740 chilometri di corsi d’acqua.
Altre news
NNel 2025 in Europa sono state rimosse 603 barriere fluviali – tra dighe, sbarramenti, canali sotterranei e chiuse – in 21 Paesi, con un incremento dell’11% rispetto alle 542 rimozioni del 2024 e un aumento di sei volte rispetto al 2020. Le operazioni hanno permesso di ricollegare 3.740 chilometri di fiumi. È quanto certifica l’ultimo rapporto di Dam Removal Europe, coalizione di gruppi ambientalisti che monitora il ripristino della continuità fluviale nel continente.
Barriere fluviali. Cosa è stato rimosso?
Il 50% delle barriere eliminate erano canali sotterranei, il 31% sbarramenti e circa il 10% dighe vere e proprie, seguite dalle dighe galleggianti in legno. Il 78% delle strutture rimosse era alto meno di due metri, il 20% tra due e cinque metri e il 2% oltre i cinque metri. Il 5% era utilizzato o originariamente costruito per la produzione idroelettrica, ma nella maggior parte dei casi aveva già cessato le sue funzioni.

Oggi si stimano circa un milione di barriere che interrompono i corsi d’acqua europei, molte delle quali obsolete. Queste infrastrutture alterano gli spostamenti dei pesci e di altri animali e creano situazioni di acqua stagnante a rischio inquinamento. Secondo il Guardian, le barriere fluviali sono responsabili di una riduzione del 75% della popolazione di pesci migratori d’acqua dolce in Europa dal 1970.
Prima volta in Islanda e Macedonia del Nord
Il 2025 ha segnato la prima rimozione di barriere fluviali in due Paesi. In Macedonia del Nord, l’organizzazione Eko-svest ha rimosso due strutture – una sul fiume Kriva e una sul fiume Pčinja – liberando 72 chilometri di habitat e ricollegando ecosistemi fondamentali per oltre dieci specie ittiche autoctone, tra cui il Barbus balcanicus e il Rhodeus meridionalis. I lavori hanno avuto un costo complessivo di 42.000 euro.
In Islanda, la rimozione di una diga sul fiume Melsá – costruita nel 1958 per fornire elettricità a una fattoria locale e inutilizzata da tempo – ha ricollegato 2,55 chilometri di habitat a monte, rendendo il fiume completamente a flusso libero e salvaguardando specie come la trota di mare e il salmone atlantico.
Il quadro normativo europeo
La crescita nelle rimozioni è direttamente collegata al Regolamento UE sul ripristino della natura approvato nel 2024, che prevede tra i suoi obiettivi il ripristino di 25mila chilometri di fiumi entro il 2030. Nel marzo 2026, l’Austria ha presentato il suo primo piano nazionale per il ripristino della connettività fluviale in attuazione di quel regolamento: oggi solo il 12% dei fiumi del Paese scorre ancora liberamente.
Il trend oltre l’Europa
La sensibilità sul tema cresce anche fuori dall’Europa. Negli Stati Uniti, dove si stimano 550mila dighe e 300mila barriere stradali lungo i corsi fluviali, nell’ultimo anno sono state eliminate circa un centinaio di dighe secondo i dati dell’organizzazione American Rivers. Nel 2024 era stata portata a termine la rimozione di quattro grandi dighe sul fiume Klamath, che avevano drasticamente ridotto la presenza di salmoni e privato le popolazioni indigene della loro principale fonte di sussistenza.
In Cina, negli ultimi anni sono state demolite 300 dighe e chiuse numerose piccole centrali idroelettriche lungo un affluente dello Yangtze, nell’ambito di un’iniziativa per ripristinare l’ecosistema del fiume più lungo dell’Asia e salvaguardare le popolazioni ittiche.