Entra in vigore il Trattato sull’alto mare: svolta storica per la tutela degli oceani

SSabato 17 gennaio 2026 è entrato in vigore il Trattato sull’alto mare, un passaggio decisivo nella governance globale degli oceani. Dopo quasi vent’anni di negoziati, il diritto internazionale dispone finalmente di un quadro condiviso per proteggere i due terzi dei mari che si trovano al di fuori della giurisdizione nazionale. Un vuoto normativo che, fino

Entra in vigore il Trattato sull’alto mare: svolta storica per la tutela degli oceani

SSabato 17 gennaio 2026 è entrato in vigore il Trattato sull’alto mare, un passaggio decisivo nella governance globale degli oceani. Dopo quasi vent’anni di negoziati, il diritto internazionale dispone finalmente di un quadro condiviso per proteggere i due terzi dei mari che si trovano al di fuori della giurisdizione nazionale. Un vuoto normativo che, fino a oggi, ha reso l’alto mare vulnerabile a sfruttamento e degrado, nonostante il suo ruolo cruciale per la biodiversità e per l’equilibrio climatico del pianeta.

Per il WWF si tratta di un segnale concreto di speranza. Come ha sottolineato Kirsten Schuijt, direttrice generale di WWF International, la trasformazione del trattato in diritto internazionale apre una nuova stagione di cooperazione oceanica: oceani più sani significano economie più resilienti e comunità costiere più sicure. Allo stesso tempo, l’organizzazione avverte che l’accordo rappresenta solo il primo passo: senza un’attuazione rapida ed efficace, il suo potenziale rischia di restare sulla carta.

Che cos’è il Trattato sull’alto mare

Conosciuto come accordo BBNJ (Biodiversity Beyond National Jurisdiction), il trattato è stato adottato nel giugno 2023. Nel settembre 2025 ha raggiunto la soglia delle 60 ratifiche necessarie per entrare in vigore a gennaio 2026; oggi le ratifiche hanno superato quota 80. La prima Conferenza delle Parti è attesa entro la fine dell’anno, a conferma di una consapevolezza globale crescente sull’urgenza di proteggere l’alto mare.

Il collasso del sistema di correnti oceaniche dell’Atlantico
© Pixabay

Il cuore dell’accordo è la creazione di regole comuni per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina in acque internazionali, con strumenti che finora mancavano o erano frammentati.

Aree marine protette e obiettivo 30×30

Uno degli elementi più rilevanti del trattato è la possibilità di istituire reti di aree marine protette in alto mare. È un passaggio chiave per raggiungere l’obiettivo globale 30×30, che prevede la protezione del 30% degli oceani entro il 2030. Oggi, poco più dell’1% dell’alto mare gode di una qualche forma di tutela, nonostante queste aree siano fondamentali per la pesca, la regolazione del clima e la sicurezza alimentare.

Con il nuovo accordo, la protezione non sarà più episodica ma potrà basarsi su decisioni condivise, fondate su evidenze scientifiche.

Le pressioni sugli ecosistemi marini, dalla pesca distruttiva al traffico navale, dall’inquinamento ai cambiamenti climatici fino alla prospettiva dell’estrazione mineraria dai fondali profondi, non conoscono confini nazionali. Il trattato introduce un approccio coordinato e olistico: rafforza le valutazioni di impatto ambientale per le attività in mare, migliora la trasparenza e promuove la cooperazione scientifica internazionale. Un altro aspetto chiave è la condivisione equa dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine, tema centrale per l’equità globale.

Alto mare: industrie, scienza e responsabilità condivise

Secondo Giulia Prato, responsabile Mare di WWF Italia, la tutela degli oceani deve diventare una priorità strutturale per pesca, navigazione e altri usi marittimi. Le industrie oceaniche sono chiamate a integrare dati scientifici e biodiversità nei processi decisionali, dalla definizione delle quote di pesca alle rotte marittime, per garantire prosperità economica e salute degli ecosistemi nel lungo periodo.

L’alto mare è un pilastro della stabilità climatica globale: gli oceani hanno assorbito circa il 90% del calore in eccesso prodotto dalle emissioni di gas serra e il 25% della CO₂. Ma questa funzione tampone non è infinita. Senza una tutela efficace, la capacità di assorbimento rischia di ridursi, con conseguenze gravi per il clima e per la sicurezza alimentare mondiale.

Nonostante il suo ruolo strategico nel Mediterraneo, l’Italia non ha ancora ratificato il Trattato sull’alto mare. WWF Italia e altre organizzazioni ambientaliste hanno sollecitato il Governo ad agire rapidamente: una ratifica tempestiva sarebbe un segnale di coerenza con gli impegni internazionali e un contributo concreto alla protezione della biodiversità marina globale. In gioco non c’è solo la credibilità del Paese, ma la capacità collettiva di difendere gli oceani da cui dipende il nostro futuro.

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