Cento giorni di guerra in Iran: il solare fa risparmiare all’Europa 12,8 miliardi
L’analisi IEEFA sui primi 100 giorni di guerra: le importazioni di GNL dell’UE calano dell’1,2%, ma Germania, Italia e Belgio le aumentano.
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SSono passati 100 giorni dall’inizio della guerra in Iran, che ha trascinato il mondo in uno dei più gravi shock dei combustibili fossili degli ultimi anni. L’ondata di energie rinnovabili in Europa ha contribuito a proteggere il continente: il solo solare ha fatto risparmiare all’Europa 12,8 miliardi di euro fino al 2 giugno. Eppure l’Unione continua a spendere miliardi per importare combustibili fossili e ha aumentato la propria dipendenza dai principali fornitori di gas naturale liquefatto (GNL).
Le importazioni di GNL: calano in media, ma non ovunque
Secondo una nuova analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), le importazioni di GNL dell’UE sono diminuite dell’1,2% da marzo. Nel Regno Unito, nello stesso periodo, la riduzione è stata del 20%, per una contrazione complessiva del 3%.

La dinamica, però, non è uniforme. Mentre molti Stati membri hanno ridotto le importazioni, altri le hanno aumentate. Le importazioni di GNL della Germania sono cresciute del 72% su base annua tra marzo e maggio 2026, la crescita più forte nell’intera UE. Anche Italia e Belgio hanno incrementato le importazioni nell’ultimo anno. “Alcuni Stati hanno aumentato le importazioni, accrescendo la propria esposizione“, avverte l’analista energetica IEEFA Ana Maria Jaller-Makarewicz.
Cento giorni di guerra in Iran: più dipendenza da USA e Russia
In seguito alla sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz, le importazioni europee di GNL dal Qatar sono diminuite. Ma tra marzo e maggio 2026 le importazioni su base annua sono aumentate presso tutti gli altri principali fornitori: +5% dagli Stati Uniti, +11% dall’Algeria, +25% dalla Russia e +84% dalla Norvegia. Gli Stati Uniti coprono ora il 60% delle importazioni di GNL dell’UE, rispetto al 56% dell’anno precedente.
Il conto energetico della guerra per l’UE ammonta finora a 60 miliardi di euro, generato dall’aumento dei costi di importazione e da oltre 210 misure d’emergenza adottate dagli Stati membri. Di questi, meno del 5% – pari a 2 miliardi – è stato destinato a misure di elettrificazione. “È l’unico investimento strutturale che riduce l’esposizione oggi e costruisce la resilienza energetica di domani“, sottolinea Alice Moscovici del Jacques Delors Institute.
L’elettrificazione come risposta strutturale
La crisi sta accelerando la domanda di soluzioni elettrificate da parte di famiglie e imprese. Le vendite di pompe di calore sono aumentate del 25% in Francia, Germania e Polonia nei primi mesi del 2026. In Gran Bretagna, le piattaforme di vendita di auto registrano un forte aumento dell’interesse per i veicoli elettrici, e a marzo 2026 sono state completate oltre 27.000 installazioni di impianti solari, il dato mensile più alto dal 2012.

“Accelerare la transizione verso trasporti, riscaldamento e industria elettrificati è fondamentale per ridurre la dipendenza dai combustibili importati e rafforzare la resilienza”, afferma Adrian Hiel della Electrification Alliance.
Le rinnovabili proteggono i prezzi dell’elettricità
In molti Paesi dell’UE il prezzo dell’elettricità resta legato ai volatili combustibili fossili attraverso il meccanismo del merit order. Ma gli investimenti nelle rinnovabili stanno iniziando a indebolire questo legame. “I Paesi con una quota ridotta di combustibili fossili nel mix di generazione elettrica hanno registrato un rapporto più favorevole tra prezzi del gas e dell’elettricità”, spiega Aneta Stefańczyk dell’European Climate Neutrality Observatory.
Il caso più emblematico è la Spagna: nel 2025 il 75% dell’elettricità spagnola è stato prodotto da fonti a basse emissioni di carbonio, contro una media UE del 71%, e il rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas risulta più che dimezzato rispetto a Paesi più dipendenti dai fossili come Italia o Polonia.