La Francia tassa la fast fashion estrema: da 0,25 a 12 euro per capo. Nel mirino Shein e Temu

La Francia è il primo Paese UE a penalizzare le aziende di fast fashion. Pechino parla di barriera commerciale.

La Francia tassa la fast fashion estrema: da 0,25 a 12 euro per capo. Nel mirino Shein e Temu

LLa Francia ha iniziato ad applicare tasse sui segmenti più estremi della fast fashion, con l’obiettivo di frenare l’impennata delle vendite di abbigliamento a basso costo commercializzato attraverso piattaforme come Shein e Temu. Le tariffe, parte di una legge sulla fast fashion approvata a giugno 2026, variano da 0,25 euro per articoli come boxer o calzini fino a 12 euro per un cappotto, con un massimale fissato al 50% del prezzo di vendita al netto delle imposte.

Come funziona il meccanismo

La formula per il calcolo delle tasse tiene conto del numero di prodotti disponibili sotto un marchio, dei loro prezzi e della loro riparabilità. La Francia è il primo Paese dell’Unione europea a penalizzare i rivenditori in base all’ampiezza del catalogo offerto online: al 31 marzo 2026, la selezione di Shein comprendeva oltre 2 milioni di articoli, con 4.700 nuovi modelli di abbigliamento aggiunti ogni giorno secondo il prospetto informativo dell’azienda.

Fast Fashion - Shein e la sostenibilità mancata: nel 2024 le emissioni salgono del 23%
© Credits: Pexels

Secondo i funzionari del ministero, i rivenditori europei come Inditex – proprietaria di Zara – e H&M, che offrono una gamma di prodotti più limitata, non dovrebbero essere colpiti dagli oneri. Le tasse sono destinate ad aumentare ulteriormente a partire dal 2030. La riscossione sarà gestita dall’associazione Refashion.

Le reazioni

“Queste piattaforme sono falsi paladini del potere d’acquisto dei consumatori. Vendono a prezzi bassi, ma i loro prodotti spesso non soddisfano gli standard e mancano di durabilità“, ha dichiarato il ministro del Commercio Serge Papin al quotidiano Ouest France. Né Shein né Temu hanno risposto alle richieste di commento. Il portavoce di Shein in Francia aveva in precedenza affermato che i costi legati alla fast fashion danneggerebbero i clienti spingendo i prezzi al rialzo.

Il Ministero del Commercio cinese ha definito la legge francese “discriminatoria” e una barriera commerciale, affermando che potrebbe violare i principi dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

Il contesto europeo

La misura si inserisce in un quadro normativo più ampio. La direttiva UE sulla Responsabilità Estesa del Produttore per il settore tessile prevede che entro il 17 aprile 2028 tutti gli Stati membri introducano tasse riscosse dai produttori per finanziare la cernita, lo smaltimento e il riciclo degli indumenti dismessi. Altri Paesi, come i Paesi Bassi, hanno già istituito organismi simili, ma con criteri diversi: l’associazione olandese Stichting UPV Textiel riscuote le tasse in base al volume di abbigliamento venduto nel Paese, non in base all’ampiezza del catalogo.

Shein e la sostenibilità mancata: nel 2024 le emissioni salgono del 23%

La legge francese arriva in un momento già difficile per Shein, le cui prospettive di quotazione in Borsa a Hong Kong, avvenuta lo stesso giorno, sono state penalizzate dalla fine dell’esenzione doganale per i pacchi economici di e-commerce nell’Unione europea e negli Stati Uniti.

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