Qualità dell’aria, due comuni pugliesi detengono il record europeo di PM2,5

Ecco cosa rivela il rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente di aprile 2026 sulla qualità dell’aria in Italia e in Europa.

Qualità dell’aria, due comuni pugliesi detengono il record europeo di PM2,5

DDue comuni pugliesi in provincia di Brindisi – Ceglie Messapica e Torchiarolo – detengono il record europeo di concentrazione media annuale di PM2,5: rispettivamente 117 e 113 microgrammi per metro cubo. Il limite fissato dall’Unione europea è 25 µg/m³; quello dell’Organizzazione mondiale della sanità è 5. I dati emergono dall’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), pubblicato ad aprile 2026.

La causa: i caminetti domestici

Le particelle PM2,5 – con diametro inferiore a 2,5 millesimi di millimetro – sono abbastanza piccole da attraversare le vie respiratorie superiori, raggiungere i polmoni, attraversare le membrane alveolari ed entrare nel sangue. Per questo sono le più pericolose tra le polveri sottili. In questo angolo di Puglia la fonte principale è sorprendente: i caminetti domestici.

Inquinamento e rumore in Europa
© Pixabay

Questi picchi sono causati principalmente dalla combustione di biomasse durante l’inverno“, ha spiegato a Euronews Gianluigi De Gennaro, docente di chimica ambientale all’Università di Bari. “L’inquinamento diventa più grave a causa della ridotta capacità dell’atmosfera di disperdere le particelle in quell’area in quel periodo dell’anno“. D’inverno lo strato limite planetario, la porzione più bassa dell’atmosfera, si compatta e perde la capacità di diluire gli inquinanti, che restano sospesi e si accumulano.

Il problema non riguarda solo la Puglia: la Pianura Padana, con la sua combinazione di industria manifatturiera, allevamenti intensivi, traffico autostradale e scarsa ventilazione naturale, presenta un cluster preoccupante di stazioni con valori annuali intorno alla soglia dei 25 µg/m³.

Qualità dell’aria: il costo in vite umane

L’Italia registra 101 decessi ogni 100mila abitanti attribuibili all’esposizione cronica al PM2,5. Un dato che si confronta con i 41 della Spagna, i 34 della Francia e i 37 della Germania, tutti Paesi con economia e densità demografica comparabili, ma con un impatto sanitario dell’aria quasi tre volte inferiore.

Qualità Microplastiche nell’aria di case e auto
© Pexels

Nel 2025, tra gli Stati membri UE, l’Italia è il Paese con il maggior numero di stazioni che hanno sforato il limite annuale vigente: tre, contro una ciascuno per Croazia, Danimarca e Polonia. A livello europeo, il 92,5% delle stazioni supera le soglie OMS: più di nove europei su dieci respirano aria che l’OMS considera non sicura. I valori più bassi del continente si registrano nei Paesi nordici – Islanda, Finlandia, Svezia, Estonia e Norvegia – mentre i peggiori in assoluto si trovano nei Balcani e nell’Europa orientale.

Il limite della qualità dell’aria scende nel 2030

La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria abbassa il limite annuale consentito di PM2,5 da 25 a 10 µg/m³ a partire dal 2030. Già oggi il 60,7% delle stazioni europee registra concentrazioni inferiori a quella soglia, ma la distribuzione è squilibrata: ci riescono quasi tutti i Paesi nordici, mentre il Mediterraneo e l’Est Europa restano indietro. Sei anni non sono molti, considerando la lentezza con cui cambiano infrastrutture energetiche, parco veicoli e abitudini di riscaldamento domestico. L’Italia ha già accumulato procedure di infrazione europee per la qualità dell’aria in Pianura Padana.

Cosa si può fare?

Sul piano individuale, De Gennaro raccomanda di non aprire le finestre nelle ore di punta del traffico mattutino e di utilizzare purificatori d’aria con filtro HEPA per ridurre l’esposizione domestica. L’AEA aggiunge: utilizzare solo stufe certificate, evitare di bruciare combustibile nelle giornate invernali con inversione termica e limitare l’attività fisica intensa all’aperto nei periodi di picco.

Sul piano strutturale, le misure individuali non bastano. Centrare l’obiettivo del 2030 richiede interventi coordinati su trasporti, riscaldamento residenziale, agricoltura e industria. L’esempio di Svezia e Finlandia – teleriscaldamento, elettrificazione e standard edilizi severi – dimostra che è possibile.

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