Cile, il presidente Kast sospende 43 decreti ambientali: stop alle politiche climatiche dell’era Boric
Il nuovo governo di estrema destra del Cile blocca le normative su emissioni, parchi nazionali e specie protette firmate dal predecessore.
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IIl nuovo governo del Cile ha deciso di sospendere 43 decreti in materia ambientale firmati dall’ex presidente Gabriel Boric tra il 2023 e il 2026. La decisione è una delle prime adottate da José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano ed esponente dell’estrema destra, insediatosi alla presidenza dopo aver vinto le elezioni dello scorso dicembre con il 58,16% dei voti contro il 41,84% della candidata di centrosinistra Jeannette Jara.
Cile, cosa prevede la sospensione
I decreti bloccati riguardano un ampio spettro di politiche ambientali: le normative volte a limitare le emissioni di gas serra delle centrali termoelettriche, la creazione di nuovi parchi nazionali e la protezione di specie a rischio di estinzione, tra cui la rana di Darwin, endemica del Cile e dell’Argentina meridionale. Si tratta di provvedimenti che non erano ancora entrati in vigore, essendo ancora al vaglio della Corte dei conti cilena.

Il ministero dell’Ambiente di Santiago ha minimizzato la portata della misura, definendola una “pratica abituale al momento dell’avvio di una nuova amministrazione” e precisando che l’obiettivo è semplicemente verificare che i decreti “rispondano alle norme tecniche e regolamentari in vigore.
Il presidente ha giustificato la scelta in chiave economica. “Puntiamo a elaborare la migliore politica pubblica possibile al fine di puntare al pieno impiego, rispettando al contempo l’ambiente“, ha dichiarato: “Comprendo che possano sorgere delle preoccupazioni, ma i cittadini hanno bisogno di crescita, di protezione dell’ambiente e di un sussulto nel mercato del lavoro. Questa scelta va in tale direzione“.
Chi è il nuovo presidente del Cile
Kast è considerato da numerosi osservatori il leader cileno più a destra dai tempi della dittatura. Nel 2021 aveva dichiarato pubblicamente che, se fosse stato vivo, Augusto Pinochet avrebbe votato per lui, un’affermazione che aveva suscitato forti polemiche nel Paese. Durante la campagna elettorale aveva anticipato le scelte in materia ambientale e climatica, insieme alla volontà di contrastare la criminalità e di espellere i circa 340.000 migranti irregolari presenti in Cile, la maggior parte dei quali di cittadinanza venezuelana.
La sospensione dei decreti di Boric si inserisce in una tendenza più ampia che accomuna diversi governi di estrema destra saliti al potere negli ultimi anni, caratterizzati dallo smantellamento delle politiche climatiche dei predecessori in nome della crescita economica e della deregolamentazione.