Allergie ai pollini nei bambini: il cambiamento climatico allunga le stagioni e complica le diagnosi

In Italia si stima che tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini soffrano di allergie ai pollini, su una popolazione di circa 7 milioni di under 14.

Allergie ai pollini nei bambini: il cambiamento climatico allunga le stagioni e complica le diagnosi

LLe stagioni allergiche si allungano, si sovrappongono e diventano sempre più difficili da gestire. Il cambiamento climatico sta modificando il calendario delle pollinazioni, con effetti diretti sulla salute dei bambini: i sintomi compaiono prima del solito, durano più a lungo e i periodi di tregua si riducono. È il quadro che emerge dai dati dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, uno dei principali centri italiani per l’allergologia in età pediatrica.

Allergie ai pollini nei bambini in aumento: i numeri

In Italia si stima che tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini soffrano di allergie ai pollini, su una popolazione di circa 7 milioni di under 14. La sensibilizzazione ad almeno un allergene aerodisperso riguarda quasi il 40% degli adolescenti, mentre la rinocongiuntivite allergica interessa circa il 18%. Al Bambino Gesù vengono seguiti ogni anno circa 10.000 bambini e ragazzi con pollinosi: 7.500 accedono agli ambulatori specifici per allergia ai pollini, altri 2.500 vengono valutati in consulenza durante ricoveri o visite per altre patologie. Circa 1.000 pazienti sono in trattamento con immunoterapia allergene-specifica.

Allergie ai pollini nei bambini: il cambiamento climatico allunga le stagioni e complica le diagnosi
© Credits: Pixabay

I dati mostrano un trend in crescita. Prima della pandemia, nel 2019, i pazienti con allergie respiratorie pediatriche seguiti dall’ospedale erano circa 5.000. Dopo il calo degli accessi nel biennio 2020-2021, si è registrata una forte ripresa tra il 2022 e il 2023, seguita da un ulteriore aumento nel 2024-2025, in parallelo con stagioni polliniche più lunghe e intense.

Pollinazioni sempre più precoci e diagnosi più complesse

Uno degli effetti più visibili del riscaldamento globale è l’anticipo delle fioriture. Piante che fino a qualche decennio fa iniziavano a rilasciare pollini a metà febbraio oggi possono farlo già a gennaio o, in alcuni casi, durante il periodo natalizio. Le graminacee, tra i principali responsabili delle allergie primaverili, possono ora presentare anche una seconda fioritura a fine estate. “Il cambiamento climatico ha modificato completamente il modo in cui osserviamo e gestiamo le allergie ai pollini“, ha spiegato il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù: “Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili tra loro e questo significa che i bambini allergici hanno sintomi sempre più precoci e più prolungati“.

Allergie ai pollini nei bambini: il cambiamento climatico allunga le stagioni e complica le diagnosi
© Credits: Pixabay

La sovrapposizione delle stagioni polliniche rende più difficile identificare il polline responsabile dei sintomi, soprattutto nei bambini già sensibilizzati a più allergeni. “Molti bambini oggi risultano allergici a diversi pollini e, con stagioni che si sovrappongono sempre di più, la sola osservazione dei sintomi non basta più per identificare l’allergene responsabile“, ha sottolineato Fiocchi.

Per rispondere a questa complessità, accanto ai test tradizionali – come il prick test cutaneo e la ricerca delle IgE specifiche nel sangue – stanno assumendo un ruolo crescente le diagnostiche molecolari. Questi esami identificano non solo il polline responsabile, ma anche le singole molecole allergeniche presenti al suo interno, alcune delle quali associate a forme più intense di allergia o a un maggiore rischio di sviluppare asma. Il Laboratorio di Analisi Cliniche del Bambino Gesù è tra i primi centri ad aver sviluppato pannelli diagnostici avanzati in grado di analizzare centinaia di allergeni contemporaneamente.

Nuovi rischi: ambrosia, muffe e asma da temporale

Il cambiamento climatico sta favorendo anche la diffusione di specie vegetali allergeniche in aree dove in passato erano rare o assenti. L’ambrosia, originaria del Nord America, si è espansa in molte zone d’Europa ed è oggi responsabile di numerosi casi di allergia respiratoria in diverse regioni italiane, soprattutto al Nord.

Le variazioni di temperatura e umidità, insieme alla maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, influenzano anche la presenza di muffe nell’ambiente. In alcuni casi si possono verificare episodi di cosiddetta “asma da temporale”: durante eventi atmosferici intensi, i pollini si frammentano e liberano nell’aria grandi quantità di particelle allergeniche, con possibili picchi di attacchi asmatici.

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