Dune contro le mareggiate: il Belgio usa la natura per difendersi da tempeste e innalzamento del mare
Il Belgio è uno dei paesi più esposti ai cambiamenti climatici e le dune-diga sono una soluzione per fermare l’innalzamento dei mari.
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QQuando a fine ottobre la tempesta Benjamin ha colpito il Belgio e altre parti dell’Europa occidentale, le conseguenze lungo la costa sono state evidenti: onde violente, erosione delle spiagge, alberi abbattuti e danni alle abitazioni. In alcuni tratti del litorale belga il mare ha scavato vere e proprie scarpate sabbiose, costringendo le autorità a intervenire per rimodellare le spiagge e garantire la sicurezza.
Il Belgio e le dune contro le mareggiate
Non ovunque, però, la tempesta ha lasciato gli stessi segni. A Raversijde, quartiere costiero della città di Ostenda, un tratto di circa 750 metri di spiaggia ha resistito molto meglio all’impatto delle onde. Qui è attivo un sistema sperimentale noto come “dune-by-dike”, che combina dune artificiali e dighe esistenti in una doppia barriera contro il mare.

Il principio è semplice ma efficace: le dune funzionano come una protezione “morbida”, capace di dissipare l’energia delle onde, mentre la diga retrostante rappresenta una seconda linea di difesa in caso di eventi estremi. Il progetto rientra nei Living Labs, un’iniziativa del governo fiammingo dedicata alle soluzioni basate sulla natura.
Tempesta Benjamin: il test sul campo
Secondo i tecnici che seguono il progetto, la tempesta Benjamin non ha causato erosione delle dune a Raversijde. Le onde hanno raggiunto solo la parte frontale, senza comprometterne la struttura. Diversa la situazione in altre località della costa, come Knokke-Heist, dove un progetto simile ha registrato un po’ di erosione, anche a causa della vicinanza a grandi infrastrutture portuali e delle correnti di marea.
In questi casi, però, le dune – soprattutto quelle vegetate – hanno comunque svolto la loro funzione, riducendo l’impatto delle onde rispetto alle spiagge prive di sistemi naturali di protezione.
Un Paese vulnerabile tra mare e subsidenza
Il Belgio è particolarmente esposto ai rischi costieri. Gran parte del suo territorio si trova a bassa quota e deve fare i conti non solo con tempeste sempre più intense, ma anche con l’innalzamento del livello del mare. Secondo i dati europei, il livello medio globale è già salito di circa 21 centimetri dal 1900. A questo si aggiunge la subsidenza, legata sia a processi naturali sia a storiche attività minerarie.
Per rispondere a questi rischi, nel 2011 il governo fiammingo ha lanciato un piano di difesa costiera per proteggere i 67 chilometri di litorale da una cosiddetta “tempesta millenaria” e da un aumento del livello del mare fino a 30 centimetri. Il piano si basa su un principio chiave: “morbido dove possibile, rigido dove necessario”.
Dune artificiali che diventano naturali
Il progetto di Raversijde, avviato nel 2021, utilizza sabbia dragata da fondali offshore e una combinazione di rami di salice e ammofila per intrappolare e trattenere la sabbia trasportata dal vento. In pochi anni, una spiaggia quasi piatta si è trasformata in dune alte circa 2,5 metri, sempre più simili a quelle naturali.

Una volta formate, le dune tendono a diventare auto-sostenenti: continuano ad accumulare sabbia e possono crescere insieme al livello del mare, a patto che vengano affiancate da una gestione attiva della costa, come il ripascimento periodico delle spiagge. Il Belgio investe ogni anno circa 8 milioni di euro in queste operazioni.
Una soluzione replicabile per il futuro
Oggi il Belgio sta testando sistemi dune-by-dike anche in altre località costiere. I primi risultati sono incoraggianti e suggeriscono che le soluzioni basate sulla natura possono integrare – e in alcuni casi rafforzare – le infrastrutture tradizionali, riducendo i costi ambientali e aumentando la resilienza del territorio.
Le sfide restano, soprattutto sul lungo periodo e sulla disponibilità di sabbia, ma l’esperienza belga mostra come difendere le coste non significhi solo costruire muri: lavorare con la natura può essere una strategia efficace, flessibile e più sostenibile per affrontare un futuro di mari sempre più alti e tempeste più violente.