Il ritorno (lento) degli uccelli in Francia dopo il bando dei pesticidi killer per le api

Le popolazioni di specie di uccelli che si nutrono di insetti sono aumentate tra il 2% e il 3%, dai merli alle capinere e i fringuelli.

Il ritorno (lento) degli uccelli in Francia dopo il bando dei pesticidi killer per le api

QQualcosa, nei cieli e nelle campagne francesi, sta finalmente cambiando. A distanza di pochi anni dal divieto imposto a livello europeo dei neonicotinoidi, i pesticidi ritenuti tra i principali responsabili del declino degli insetti impollinatori, le popolazioni di uccelli insettivori in Francia mostrano i primi, timidi segnali di ripresa. Non si tratta ancora di un’inversione di tendenza netta, ma di un segnale scientificamente significativo che conferma un punto fondamentale: quando si rimuove una delle principali pressioni ambientali, la natura tenta di riprendersi.

È quanto emerge dal primo studio europeo che ha analizzato in modo sistematico gli effetti del bando sugli uccelli selvatici, pubblicato sulla rivista Environmental Pollution e condotto dal team guidato da Thomas Perrot della Fondation pour la recherche sur la biodiversité di Parigi.

Il ritorno degli uccelli in Francia: un +2-3% che vale più di quanto sembri

Secondo i ricercatori, tra il 2019 e il 2022 – ovvero nei quattro anni successivi all’entrata in vigore del divieto di utilizzo dei neonicotinoidi nei campi – le popolazioni di specie che si nutrono di insetti sono aumentate tra il 2% e il 3%. Tra queste figurano merli, capinere e fringuelli, che dipendono dagli insetti sia in età adulta sia per l’alimentazione dei pulcini.

A prima vista può sembrare una crescita minima. Ma in ecologia, dove il declino è spesso costante e pluridecennale, anche pochi punti percentuali sono tutt’altro che trascurabili. Come sottolinea Perrot, “anche un piccolo aumento è significativo: dimostra che il bando ha fatto la differenza”. In altre parole, il legame tra pesticidi e crollo delle popolazioni di uccelli non è solo teorico: ora esiste un riscontro sul campo.

Il ritorno (lento) degli uccelli in Francia
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I dati analizzati provengono da oltre 1.900 siti distribuiti su tutto il territorio francese e monitorati da ornitologi volontari nell’ambito del French Breeding Bird Survey. Le osservazioni sono state confrontate tra due periodi: i cinque anni precedenti al bando (2013-2018) e i quattro successivi (2019-2022), prendendo in esame 57 specie diverse.

Pesticidi e uccelli: un legame diretto e misurabile

Lo studio ha rivelato un dato particolarmente importante: nelle aree dove in passato venivano utilizzati i neonicotinoidi, il numero di uccelli insettivori era inferiore del 12% rispetto alle zone non trattate. Questo indica una relazione diretta tra l’uso di questi insetticidi sistemici e il declino della fauna selvatica.

I neonicotinoidi sono infatti assorbiti dalle piante e si diffondono in tutti i tessuti, dalle radici ai fiori, rendendo tossico qualsiasi insetto che entri in contatto con esse. Introdotti su larga scala negli anni ’90, sono stati collegati già nei primi anni 2000 alle moria di massa delle api in Francia e Germania. Anche in dosi minime alterano le capacità di orientamento e nutrizione degli insetti, con effetti devastanti sull’intera catena alimentare.

Le api e le farfalle europee verso l’estinzione
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Non sorprende, quindi, che la riduzione degli insetti abbia avuto ripercussioni anche sugli uccelli. Molti studi indicano che la scomparsa degli insetti è una delle principali cause del crollo globale dell’avifauna. Negli Stati Uniti, dove questi pesticidi sono ancora ampiamente utilizzati, si stima che dal 1970 siano scomparsi quasi 3 miliardi di uccelli insettivori.

Recupero sì, ma serviranno decenni

Non tutti gli scienziati, però, invitano all’ottimismo immediato. Secondo James Pearce-Higgins, direttore scientifico del British Trust for Ornithology, i risultati vanno interpretati con cautela. Altri fattori, come cambiamenti climatici, perdita di habitat e variazioni nelle pratiche agricole, possono influenzare gli andamenti osservati.

Lo stesso Perrot ammette che il recupero sarà lento: i neonicotinoidi persistono nel suolo per anni e continuano a influenzare gli ecosistemi anche dopo la fine del loro utilizzo diretto. Per questo motivo, secondo le proiezioni, potrebbero essere necessari 10-25 anni – se non di più – perché molte specie tornino a livelli simili a quelli precedenti il crollo.

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