Reti fantasma: il progetto europeo NETTAG+ trasforma i pescatori in tutori del mare
Oltre a danneggiare gli ecosistemi, le attrezzature fantasma mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle comunità di pescatori.
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OOgni anno migliaia di reti, trappole e altri strumenti da pesca vengono smarriti o abbandonati in mare. Questi rifiuti, noti come attrezzature fantasma, rappresentano una delle forme più gravi e letali di inquinamento marino. Una volta persi in acqua, questi materiali continuano a intrappolare pesci, tartarughe, mammiferi marini e uccelli, provocando un fenomeno chiamato ghost fishing. Oltre a danneggiare gli ecosistemi, le attrezzature fantasma mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle comunità di pescatori: si stima infatti che il 90% delle specie catturate accidentalmente abbia valore commerciale, con conseguenze dirette sulla pesca sostenibile.
Secondo gli esperti, oltre il 45% della plastica galleggiante negli oceani è legato a strumenti da pesca persi o abbandonati. Oltre a catturare specie non bersaglio e ridurre gli stock ittici, questi materiali rilasciano microplastiche e sostanze inquinanti come metalli e idrocarburi policiclici aromatici, aggravando ulteriormente l’inquinamento marino. Si tratta dunque di una minaccia ambientale, economica e sociale che richiede soluzioni concrete e condivise.
Il progetto europeo NETTAG+ contro le attrezzature fantasma
Per affrontare questo problema, è nato NETTAG+, un progetto finanziato dall’Unione Europea che unisce pescatori, scienziati, imprese e autorità locali. L’iniziativa, attiva in diversi Paesi del Mediterraneo e dell’Atlantico – dalla Sicilia alla Croazia, dalla Spagna al Portogallo, fino a Malta e Regno Unito – punta a ridurre la dispersione di reti e facilitarne il recupero.
Il cuore del sistema sono i tag acustici, piccoli dispositivi applicati alle reti che permettono di localizzarle con GPS anche in caso di smarrimento. Una volta individuate, i pescatori stessi possono guidare le operazioni di recupero, diventando così veri e propri guardiani del mare. Nel maggio 2025, a Patti in Sicilia, i pescatori della cooperativa CoGePa hanno testato per la prima volta in condizioni reali l’uso dei tag MyGearTag e del veicolo subacqueo autonomo IRIS AUV, capace di localizzare attrezzature disperse fino a 500 metri di profondità grazie a sonar avanzati.
Durante le prove, le reti contrassegnate sono state individuate fino a 1,4 km di distanza e a 20 metri di profondità, dimostrando l’efficacia della tecnologia. Parallelamente, il centro di ricerca CIIMAR ha monitorato i parametri ambientali per assicurarsi che le nuove tecnologie non avessero impatti negativi sugli ecosistemi marini.
I pescatori diventano i protagonisti della tutela ambientale
L’aspetto innovativo di NETTAG+ è proprio il coinvolgimento diretto dei pescatori. Tradizionalmente considerati solo come parte del problema, oggi sono invece riconosciuti come parte essenziale della soluzione. Attraverso workshop, campagne di sensibilizzazione, giornate ecologiche e scambi di buone pratiche, il progetto promuove un approccio collaborativo che unisce conoscenza scientifica ed esperienza pratica.
Come sottolinea Stefania Campogianni, Project Manager di WWF Mediterranean, “le attrezzature fantasma non sono eventi rari, ma sfide frequenti nel Mediterraneo. Con la collaborazione di pescatori, scienziati e istituzioni possiamo sviluppare soluzioni pratiche che riducano i rischi per gli ecosistemi e per le comunità costiere”.
Nei prossimi mesi i test continueranno in Croazia, Spagna e Portogallo con diversi tipi di attrezzi da pesca, con l’obiettivo di arrivare a soluzioni pilota replicabili su scala più ampia. NETTAG+ dimostra così che la lotta contro l’inquinamento marino non può prescindere da un approccio condiviso, dove la tecnologia si unisce alla responsabilità sociale ed ecologica.