L’Italia è nella Top 5 per l’import di carne di squalo, ma in pochi sanno di mangiarla
La carne di squalo, spesso considerata un prodotto secondario rispetto alle pinne, è al centro di un mercato in espansione.
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OOgni anno circa 100 milioni di squali vengono uccisi nel mondo. Le loro pinne fanno notizia, ma è la carne a finire sempre più spesso nei nostri piatti, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Anche in Italia. Secondo il WWF, il 64% degli italiani non sa che la carne di squalo è legalmente venduta, e quasi un terzo l’ha consumata inconsapevolmente sotto altri nomi: verdesca, palombo, gattuccio, spinarolo.
Una crisi silenziosa nel Mediterraneo
Gli squali, insieme a razze e chimere (gli elasmobranchi), sono tra le specie più minacciate al mondo. A livello globale, oltre il 37% delle specie è a rischio estinzione. Ma nel Mediterraneo la situazione è ancora più grave: su 86 specie note, più della metà rischia di scomparire. Il principale responsabile? La pesca accidentale, che continua a colpire questi predatori marini fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi marini.

Carne di squalo, il commercio globale e il ruolo dell’Europa
Spagna, Portogallo e Italia sono tra i principali attori del commercio internazionale di carne di squalo. L’Italia, in particolare, è nella top 5 mondiale per importazioni: tra il 2017 e il 2023, sono state acquistate oltre 43.000 tonnellate di carne di squalo, soprattutto da Spagna e Francia. Spesso la carne arriva da paesi terzi, come Africa, Asia e America Latina, ed è distribuita nei mercati europei con etichette poco chiare.
Una minaccia invisibile nei supermercati
Secondo un’indagine pubblicata su Marine Policy, il 93% dei cittadini intervistati a Milano dichiara di non aver mai acquistato carne di squalo, ma il 28% l’ha consumata senza saperlo. I nomi commerciali utilizzati sulle etichette sono spesso ambiguamente rassicuranti: verdesca (Prionace glauca), palombo (Mustelus mustelus), gattuccio (Scyliorhinus canicula), spinarolo (Squalus acanthias), smeriglio (Lamna nasus). Tutti squali, alcuni in grave pericolo.
Oltre al danno ambientale, c’è anche un rischio per la salute: la carne di squalo può contenere alti livelli di mercurio e altri contaminanti. Ma solo il 30% degli intervistati ne è consapevole.
Etichette, tracciabilità e consapevolezza
Per evitare consumi inconsapevoli, il WWF invita i cittadini a leggere attentamente le etichette dei prodotti ittici e a informarsi sui nomi comuni delle specie di squalo. Gli elementi da controllare includono:
- Denominazione commerciale e nome scientifico
- Zona FAO di cattura
- Metodo di produzione
- Tipo di attrezzo da pesca utilizzato
Se un prodotto non ha etichetta, o la tracciabilità è incompleta, meglio evitarlo: potrebbe provenire da pesca illegale o non sostenibile.
L’appello del WWF: no agli squali in tavola
In occasione della Giornata mondiale degli squali, il WWF ha ribadito il proprio appello: dire no al consumo di carne di squalo e razze finché non saranno messe in atto misure di gestione efficaci. Serve l’impegno di tutti: istituzioni, pescatori, commercianti e consumatori. Solo così si può sperare di tutelare queste specie straordinarie e il fragile equilibrio degli oceani.