Usa, giudice federale blocca le restrizioni di Trump sulle rinnovabili

La sentenza del tribunale del Massachusetts sospende in via preliminare le politiche dell’amministrazione Trump sulle rinnovabili.

Usa, giudice federale blocca le restrizioni di Trump sulle rinnovabili

UUna giudice federale del Massachusetts ha bloccato alcune delle principali misure adottate dall’amministrazione Trump per rallentare lo sviluppo delle energie rinnovabili, tra cui l’obbligo di approvazione personale da parte del segretario agli Interni Doug Burgum per tutti i progetti solari ed eolici su terreni e acque federali. La decisione è stata emessa martedì dalla giudice Denise J. Casper, presidente del tribunale distrettuale federale del Massachusetts.

La sentenza che blocca le restrizioni di Trump sulle rinnovabili

La giudice Casper ha stabilito che una coalizione di sviluppatori di energia solare ed eolica ha buone probabilità di prevalere nel merito, sostenendo che le azioni dell’amministrazione violano la normativa federale e causerebbero danni irreparabili in assenza di un intervento del tribunale. Ha quindi emesso un’ingiunzione preliminare per impedire all’amministrazione di attuare le politiche contestate, che i promotori delle energie pulite definivano un ostacolo grave per i progetti che devono avviarsi rapidamente per beneficiare di crediti fiscali federali in scadenza.

Le misure contestate dal tribunale

A luglio, il Dipartimento degli Interni aveva stabilito che tutti i progetti solari ed eolici su terreni e acque federali dovessero essere approvati personalmente da Burgum, introducendo un livello di supervisione rafforzata che i funzionari avevano giustificato come necessario per porre fine a quello che definivano un trattamento preferenziale riservato alle rinnovabili sotto l’amministrazione Biden. L’ordine di Burgum lo autorizzava a condurre una “revisione elevata” di ogni fase dei progetti rinnovabili, dalle proposte di concessione alle autorizzazioni di costruzione e operative.

La Cina supera il carbone con le rinnovabili
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A dicembre, una coalizione di sviluppatori regionali di energia solare ed eolica aveva citato in giudizio Burgum e altri funzionari federali, accusandoli di favorire i combustibili fossili e di aver intenzionalmente modificato procedure consolidate e determinazioni legali per ritardare e impedire la realizzazione di impianti eolici e solari. La causa contestava sei azioni finali dell’agenzia, sostenendo che collocavano solare ed eolico in una condizione di “secondo rango”.

Il contesto politico statunitense e le reazioni

Nel suo secondo mandato, Donald Trump ha orientato la politica energetica statunitense sui combustibili fossili, sostenendo che ciò ridurrà i costi per le famiglie, aumenterà l’affidabilità del sistema e rafforzerà la leadership americana nell’intelligenza artificiale. Una legge approvata lo scorso anno dal Congresso a maggioranza repubblicana elimina progressivamente i crediti fiscali per eolico, solare e altre rinnovabili, potenziando al contempo il sostegno federale a carbone, petrolio e gas naturale. Tre giorni dopo la firma della legge, Trump ha emesso un ordine esecutivo che restringe ulteriormente i sussidi a quelle che ha definito “politiche energetiche costose e inaffidabili”.

Trump Big Beautiful Bill
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I ricorrenti hanno accolto la sentenza emessa in Massachusetts con una dichiarazione congiunta: “L’energia pulita è rapida, conveniente ed è qui per restare. Non vediamo l’ora di tornare al lavoro e riavviare i progetti eolici e solari colpiti in tutto il Paese“.  “L’amministrazione continua a trovare nuovi modi per bloccare i progetti di energia pulita necessari ad alimentare la rete elettrica, e i tribunali continuano a bloccarli”, ha dichiarato Kit Kennedy, direttore responsabile per l’energia presso il Natural Resources Defense Council. “L’amministrazione dovrebbe prendere atto della situazione e smettere questi attacchi illegali a progetti che contribuiranno a soddisfare la crescente domanda di elettricità e a ridurre i costi per i consumatori.”

Il Dipartimento degli Interni ha dichiarato di non voler commentare i procedimenti in corso, aggiungendo: “L’America fissa lo standard globale per la produzione energetica. Lo facciamo in modo più pulito, più sicuro e più affidabile di qualsiasi altro Paese al mondo“.

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