Obiettivo 1,5 °C: secondo la scienza non è più raggiungibile

Per non superare la soglia di 1,5 °C resterebbero a disposizione appena 130 miliardi di tonnellate di CO2, pari a soli tre anni di emissioni.

Obiettivo 1,5 °C: secondo la scienza non è più raggiungibile

LL’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, il faro dell’Accordo di Parigi e di un decennio di negoziati internazionali sul clima, non è più alla portata. A certificarlo è uno studio pubblicato su Earth System Science Data, condotto da 61 scienziati di 17 Paesi, molti dei quali fanno parte dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.

Il carbon budget è quasi esaurito

Secondo l’analisi, per non superare la soglia di 1,5 °C resterebbero a disposizione appena 130 miliardi di tonnellate di CO₂, pari a soli tre anni di emissioni ai ritmi attuali. “In realtà, parliamo di meno di un triennio, poiché le concentrazioni di metano continuano ad aumentare”, ha spiegato la climatologa Sophie Szopa. Ciò significa che il carbon budget sarà esaurito inevitabilmente e a breve termine.

La traiettoria attuale indica che la soglia critica di 1,5 °C potrebbe essere superata già entro la fine di questo decennio. A quel punto, il riscaldamento globale entrerà in una fase di difficilissima gestione.

Perché ogni decimo di grado conta

Lo Special Report 1.5 pubblicato dall’Ipcc nel 2018 ha mostrato chiaramente la differenza tra un riscaldamento di 1,5 °C e 2 °C. Con 1,5 °C la calotta artica potrebbe sciogliersi quasi totalmente una volta ogni secolo nelle estati più calde; con 2 °C lo stesso fenomeno potrebbe verificarsi una volta ogni dieci anni. Le conseguenze sarebbero drammatiche: innalzamento dei mari, cambiamenti nelle correnti oceaniche e impatti catastrofici sugli ecosistemi.

Luglio 2025 è stato il terzo più caldo di sempre
© Pexels

Per restare sotto i 2 °C, il mondo non dovrebbe emettere più di 1.050 miliardi di tonnellate di CO₂, equivalenti a circa 25 anni di emissioni ai livelli attuali. Anche questo obiettivo, però, appare lontano, vista la lentezza dell’azione climatica e la continua dipendenza dalle fonti fossili.

La responsabilità della finanza

A rallentare la transizione è anche il ruolo del sistema finanziario. Il rapporto Banking on Climate Chaos 2025 ha rivelato che, dal 2016, le 65 maggiori banche del mondo hanno finanziato il settore delle fonti fossili con oltre 7.900 miliardi di dollari, sostenendo non solo attività già esistenti ma anche nuovi progetti di carbone, petrolio e gas. Un flusso di capitali che alimenta la crisi climatica invece di contribuire a fermarla.

La sfida della Cop30 di Belém

Lo studio pubblicato su Earth System Science Data rappresenta un campanello d’allarme per i negoziati internazionali sul clima. La prossima Cop30 di Belém, in Brasile, prevista per novembre 2025, dovrà fare i conti con la consapevolezza che l’obiettivo di 1,5 °C è ormai irraggiungibile. Ciò non significa però abbassare la guardia: ogni decimo di grado evitato può fare la differenza per milioni di persone e per gli ecosistemi globali.

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