I teli per coprire i ghiacciai d’estate non sono una soluzione contro la crisi climatica
Oltre a non essere risolutivi, i teli per coprire i ghiacciai d’estate comportano diversi impatti ambientali diretti e indiretti.
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AA fine giugno 2025 il TAR di Trento ha messo fine a un conflitto amministrativo riguardante l’uso di teli protettivi sul ghiacciaio della Marmolada, in Trentino. Dal 2012, ogni estate circa 30mila metri quadrati del ghiacciaio vengono coperti da grandi teli bianchi, con l’obiettivo di rallentare la fusione di neve e ghiaccio lungo le piste da sci. La sentenza ha chiarito le competenze autorizzative e apre ora alla possibilità di ampliarne la superficie. Ma non si tratta di una misura per salvare il ghiacciaio: i teli hanno una funzione strettamente locale e temporanea, e sono pensati principalmente per proteggere l’economia dello sci, non il futuro della montagna.
La Marmolada: un ghiacciaio in rapido declino
Il ghiacciaio della Marmolada ha oggi una superficie di circa 900mila metri quadrati, contro i 5 milioni del 1888. Solo dal 2019 ha perso circa 700mila metri quadrati e, secondo uno studio del 2019, potrebbe scomparire del tutto entro il 2050. Già nel 2040 potrebbero rimanerne solo pochi lembi, sottili e all’ombra delle vette. Il cambiamento climatico sta cancellando rapidamente questi ambienti, ma coprirli con teli non può invertire la tendenza.
Come funzionano i teli per i ghiacciai
I teli sono realizzati in materiale plastico (polimeri) di colore bianco, per riflettere la radiazione solare e limitare l’assorbimento di calore. Ogni telo misura circa 5 metri di larghezza e 70 di lunghezza, e viene fissato al ghiaccio con funi metalliche. Vengono installati in primavera e rimossi a settembre, prima dell’arrivo delle prime nevicate. Il loro effetto? Una riduzione della fusione stimata tra il 50% e il 70%, secondo uno studio svizzero condotto tra il 2005 e il 2019.
In Svizzera i teli sono utilizzati anche a fini turistici, come sul ghiacciaio del Rodano per proteggere l’ingresso a una grotta artificiale. In Italia sono comparsi per la prima volta nel 2008 sul ghiacciaio Presena, sempre in Trentino. Ma le loro applicazioni sono sempre state localizzate e legate alla protezione di attività sciistiche o turistiche.
Perché non sono una soluzione climatica
Nonostante l’efficacia nel ridurre localmente lo scioglimento, gli stessi studiosi chiariscono che la quantità di ghiaccio salvata dai teli è insignificante rispetto a quella che si perde ogni anno a causa dell’aumento globale delle temperature. Inoltre, coprire grandi estensioni glaciali è logisticamente ed economicamente impossibile.
Nel 2022, 44 scienziate e scienziati di Italia, Svizzera e Francia hanno firmato una lettera aperta per denunciare la narrazione fuorviante di chi presenta i teli come una misura climatica strutturale. «Raccontare la copertura dei ghiacciai come una soluzione agli effetti avversi del cambiamento climatico non è soltanto sbagliato», si legge nel testo, «ma è anche una forma di greenwashing».
Impatto ambientale nascosto
Oltre a non essere risolutivi, i teli comportano diversi impatti ambientali diretti e indiretti. La loro produzione e trasporto generano emissioni climalteranti, e il continuo deterioramento dei materiali contribuisce alla diffusione di microplastiche nei ghiacci alpini. Inoltre, bloccano la luce solare necessaria alla sopravvivenza di piccoli organismi fotosintetici che popolano i ghiacciai e che svolgono un ruolo essenziale negli ecosistemi di alta quota.
Una scelta simbolica più che ambientale
L’uso dei teli sulla Marmolada e su altri ghiacciai alpini risponde a logiche prevalentemente economiche, legate alla tutela del turismo sciistico in un contesto di inverno sempre più corto e incerto. Ma non rappresenta una soluzione alla crisi climatica che minaccia l’intero arco alpino. La vera protezione dei ghiacciai passa da azioni strutturali sul fronte delle emissioni globali e da una diversa gestione del territorio montano.