Cambiamenti climatici, appello dell’ONU ai governi: servono 17 azioni urgenti
Una commissione presieduta dall’ex premier islandese invia ai governi un pacchetto di raccomandazioni contro i cambiamenti climatici.
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II cambiamenti climatici non sono una minaccia futura, ma una crisi sanitaria già in corso che colpisce simultaneamente salute, alimentazione, acqua, energia e sicurezza. È il messaggio centrale di un’analisi pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), curata da una commissione indipendente composta da ex capi di governo, rappresentanti di organizzazioni internazionali e della società civile, presieduta dall’ex prima ministra islandese Katrin Jakobsdottir.
“Le risposte fornite finora non sono all’altezza dell’emergenza“, avverte il documento. “I governi spendono ancora miliardi per sovvenzionare i carburanti che alimentano la crisi climatica. Agite finché è ancora possibile farlo“, ha aggiunto Hans Henri P. Kluge, direttore dell’OMS per l’Europa.
Cambiamenti climatici, l’Europa in prima linea
Il documento segnala che l’Europa si trova in una situazione di particolare difficoltà: è nel nostro continente che il ritmo del riscaldamento globale risulta nettamente più sostenuto rispetto alla media mondiale. “Il margine di manovra per evitare danni irreversibili è ormai ridotto”, si legge nel testo.

L’OMS ricorda che l’inquinamento dell’aria dovuto alla combustione di fonti fossili causa ogni anno la morte di centinaia di migliaia di persone in Europa, e che “i costi dell’inazione superano largamente quelli necessari per mitigazione e adattamento”. Agire contro il riscaldamento globale significa, in altri termini, risparmiare denaro e tutelare la salute pubblica.
Le 17 raccomandazioni
Per agevolare un’azione concreta e immediata, la commissione ha formulato 17 raccomandazioni rivolte ai governi di tutto il mondo. Tra le principali: considerare i cambiamenti climatici come una minaccia diretta per la salute pubblica; trasformare i sistemi sanitari per rispondere a una crisi cronica e non episodica; rafforzare le azioni a livello locale; riformare i sistemi economici e finanziari all’origine della crisi climatica; integrare la variabile climatica in tutte le politiche nazionali — non solo energetiche, ma anche finanziarie, di difesa e sanitarie.
Sul fronte della sanità, la commissione chiede la formazione obbligatoria del personale sanitario rispetto agli impatti del clima, l’integrazione di indicatori climatici nella valutazione delle performance dei sistemi sanitari nazionali e una maggiore attenzione alle conseguenze sulla salute mentale.

Dichiarare l’emergenza e ripensare il PIL
Una delle raccomandazioni più significative riguarda la necessità di dichiarare ufficialmente uno stato di emergenza su clima e salute. “Senza questo passaggio, non si potrà trattare la questione come un problema cronico, di fondo“, spiega la commissione, sottolineando che le regolamentazioni sanitarie sono state finora concepite per rispondere a emergenze circoscritte nel tempo, come le epidemie.
La commissione invita inoltre a ripensare i concetti fondamentali che governano le economie, a partire dal Prodotto interno lordo: un indicatore puramente quantitativo in cui un euro generato bruciando carbone equivale a un euro prodotto da un impianto solare, e che contabilizza il consumo di combustibili fossili come “produzione” economica ignorando i costi sanitari dell’inquinamento e delle catastrofi climatiche.
“La crisi climatica costituisce una minaccia per la nostra sicurezza, la nostra coesione sociale, i diritti umani e la salute“, ha dichiarato Jakobsdottir. “L’azione per il clima non è soltanto una necessità: è un investimento molto redditizio verso una società più giusta e più resiliente. Abbiamo la responsabilità politica e morale di agire da subito“.